Questo mese è dedicato alla salute mentale a livello mondiale e il 10 ottobre, in particolare, si celebra la Giornata Mondiale di questo problema che affligge il mondo. Questa è fondamentale non solo per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del benessere psicologico, ma anche per riflettere sugli impatti economico-finanziari che i disturbi mentali comportano a livello globale e locale. Ciò in quanto i costi legati alla salute mentale non riguardano solo i sistemi sanitari, ma anche le imprese, le famiglie e l’intera economia.
Secondo quanto dichiarato da Tsukoshi Akiyama, presidente della World Federation of Mental Health, società fondata nel 1948 e avente dei propri rappresentanti in alcuni dei dipartimenti delle Nazioni Unite e dell’OMS, il tema della giornata di quest’anno è “dare priorità alla salute mentale sul luogo di lavoro”.
Considerando che questa giornata è stata creata nel 1992 e a partire dal 1994, 30 anni or sono, ogni volta è stato introdotto un tema principale di discussione, si tratta di una metaforica chiamata alle armi per tutti coloro che vogliono rendere la vita migliore a coloro aventi problemi di salute mentale.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i disturbi mentali rappresentano una delle principali cause di disabilità a livello mondiale, con oltre 1 miliardo di persone affette da problemi di salute mentale. Tra i disturbi più comuni troviamo depressione, ansia e disturbi legati allo stress, condizioni che possono avere un impatto devastante sulla qualità della vita, ma anche sulle capacità lavorative e produttive degli individui.
A proposito di ciò, gli studi stimano che ogni anno si perdano oltre 1 trilione di dollari a livello globale a causa della perdita di produttività associata ai disturbi mentali. Questo è dovuto all’assenteismo (la mancanza dal lavoro) e al cosiddetto “presenteismo” (l’essere presenti ma non in grado di lavorare efficacemente a causa della sofferenza mentale).
Anche i costi sanitari per il trattamento dei disturbi mentali sono in crescita. Il Global Burden of Disease Study prevede che entro il 2030 la depressione sarà la principale causa di malattia nel mondo industrializzato, con una spesa sanitaria sempre più elevata per trattamenti farmacologici e psicoterapie.
Giocoforza, diversi Paesi hanno iniziato a riconoscere la gravità della situazione, adottando politiche pubbliche per affrontare il problema.
Se guardiamo oltreoceano, il costo complessivo per questi disturbi negli Stati Uniti supera i 200 miliardi di dollari l’anno principalmente a causa di spese sanitarie e della perdita di produttività. Recentemente, grazie a un emendamento sul cosiddetto Mental Health Parity Act, il governo americano ha aumentato la copertura assicurativa per i trattamenti di salute mentale, cercando di ridurre il gap tra quest’ultima e la salute fisica. Ma i costi indiretti legati all’incapacità di lavorare o alla necessità di assistere chi è affetto da disturbi mentali restano enormi.
Nell’UE, il costo economico della salute mentale è stimato intorno ai 600 miliardi di euro all’anno, equivalenti a circa il 4% del PIL. Paesi come la Germania e, rimanendo in Europa, il Regno Unito, hanno adottato strategie nazionali di prevenzione e supporto psicologico, con investimenti crescenti in programmi di salute mentale.
Tanto che nel 2017, il secondo esecutivo di Theresa May appuntò anche una segretaria di Stato per la salute mentale in Jackie Doyle-Price, la quale successivamente ebbe anche mansioni collegati alla prevenzione del suicidio dopo la Giornata Mondiale della Salute Mentale del 2018. Ma anche in questo caso la sfida rimane enorme.
Intensificare gli sforzi per affrontare obiettivi comuni. È lo scopo del Patto europeo per la salute e il benessere mentale siglato a Bruxelles il 13 giugno 2008, in occasione della conferenza europea ad alto livello sulla salute mentale. Il patto, varato dalla Commissione europea in collaborazione con l’allora presidenza slovena e con l’OMS Europa, prende atto delle sfide aperte nel campo della salute mentale e suggerisce di mettere in comune le esperienze maturate in tutta l’Unione europea.
Cinque gli ambiti chiave di intervento:
- prevenzione del suicidio e della depressione
- salute mentale tra i giovani e nel mondo della scuola
- salute mentale sul lavoro
- salute mentale tra gli anziani
- lotta contro la stigmatizzazione e l’esclusione sociale.
Guardando al nostro paese, in Italia stiamo parlando di un problema di salute pubblica sempre più rilevante. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa il 17% della popolazione italiana ha sofferto di un disturbo mentale almeno una volta nella vita, e si stima che i costi associati ammontino a oltre 20 miliardi di euro l’anno.
Il Sistema Sanitario Nazionale investe circa 3,6 miliardi di euro all’anno per il trattamento di disturbi mentali. Nonostante ciò, anche per Roma la perdita di produttività legata ai disturbi mentali è significativa. Si stima che l’assenteismo legato a queste patologie costi alle imprese italiane circa 5 miliardi di euro l’anno. A questo si aggiunge il già citato presenteismo, che riduce ulteriormente la capacità produttiva delle aziende.
Nonostante l’importanza riconosciuta alla salute mentale, in Italia l’accesso ai servizi psicologici è ancora limitato, soprattutto a causa di una scarsa offerta pubblica e di costi privati elevati. Recentemente, però, sono stati introdotti nuovi fondi per il supporto psicologico, inclusi bonus per la psicoterapia, per facilitare l’accesso ai trattamenti.
Molte famiglie italiane si trovano a dover coprire spese ingenti per il trattamento di patologie psicologiche, che vanno dalle visite specialistiche ai farmaci, fino al sostegno a lungo termine per coloro che non sono in grado di lavorare. Ciò può portare a un impoverimento economico, soprattutto nelle fasce di reddito medio-basso.
I giovani sono una delle fasce più colpite dai disturbi mentali, con un aumento preoccupante dei casi di depressione e ansia soprattutto dopo l’avvento della pandemia. Questo ha ripercussioni anche sull’economia, poiché chi soffre di queste condizioni spesso incontra difficoltà nell’accedere al mercato del lavoro o a mantenere un impiego stabile, riducendo il loro potenziale contributo.
Non si tratta solo di una questione di benessere personale, ma anche di un importante fattore economico. Gli effetti dei disturbi mentali, se non adeguatamente trattati, possono avere ripercussioni devastanti sia sulla qualità della vita delle persone che sulla produttività e sulla stabilità economica di intere nazioni.
Investire nella salute mentale, sia a livello pubblico che privato, rappresenta quindi non solo un dovere morale, ma anche una scelta strategica per garantire alle nazioni industrializzate e in via di sviluppo una crescita economica sostenibile.
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La citazione di oggi è la seguente:
C’è sempre speranza, anche quando il tuo cervello ti dice che non è così.
John Green




