La settimana scorsa ho guardato un grafico e ho scoperto il rovescio della medaglia: il mercato americano ha passato più del 40% degli ultimi 155 anni sotto un massimo precedente, in fase di recupero, non ai massimi, ma sulla via del ritorno. Vent’anni dopo il 1929. Tredici anni dopo il 2000.
Oggi rispondiamo a una domanda: e allora io, con i miei risparmi, cosa faccio? La risposta non dipende dal mercato. Dipende da un solo numero: quanti anni ti restano prima di dover cominciare a prelevare.
IL PRINCIPIO — PERCHÉ L’ETÀ CAMBIA TUTTO
Il concetto tecnico si chiama traiettoria di planata (in inglese glide path): la quota di azioni in portafoglio si riduce gradualmente man mano che ci si avvicina all’obiettivo, non da un giorno all’altro con una decisione unica.
Il punto di partenza più diffuso è la cosiddetta regola “100 meno l’età”: la percentuale in azioni corrisponde a 100 meno i tuoi anni, il resto va in obbligazioni e liquidità. A 30 anni, 70% azionario. A 60 anni, 40%. È una regola nata negli anni ’60, resa popolare da John Bogle, il fondatore di Vanguard e proprio per questo oggi molti professionisti l’aggiornano a “110 meno l’età” o “120 meno l’età”, perché si vive più a lungo e serve più tempo di crescita reale del capitale.
Ma la regola, da sola, dice solo quanto rischio portare. Non dice come attraversare l’ultimo tratto di strada, quello in cui un decennio perso, non è più recuperabile perché il tempo è finito.
LO SCHEMA PER FASCE D’ETÀ
Ecco una griglia di orientamento, costruita incrociando la regola dell’età con l’orizzonte pensionistico, fissato in via convenzionale a 67 anni. Non è una consulenza personalizzata: reddito, altre proprietà e tolleranza al rischio personale spostano sempre i numeri. Ma è un punto di partenza serio.
| Fascia d’età | Anni alla pensione | Azionario | Obbligazionario/liquidità | Liquidità immediata | Fase |
| 25-35 anni | 32-42 | 80-90% | 10-20% | 3-6 mesi di spese | Accumulo aggressivo |
| 36-45 anni | 22-31 | 70-80% | 20-30% | 4-6 mesi di spese | Accumulo con diversificazione |
| 46-55 anni | 12-21 | 55-65% | 35-45% | 6 mesi di spese | Diversificazione vera |
| 56-62 anni | 5-11 | 40-50% | 50-60% | 6-9 mesi + avvio “secchiello” | Consolidamento |
| 63-66 anni | 1-4 | 30-40% | 60-70% | 12-24 mesi di spese | Transizione |
| 67+ (pensione) | — | 25-35% | 65-75% | 2-3 anni di prelievi | Decumulo pianificato |
La colonna che conta davvero, superati i 55 anni, è l’ultima: la liquidità immediata. È il cosiddetto “secchiello”, un accantonamento di due o tre anni di prelievi futuri, tenuto in strumenti stabili e liquidabili senza perdite. Serve a un solo scopo: garantire che, se arriva un anno come il 2008 o il 2022 proprio nel momento in cui vai in pensione, tu possa vivere prelevando dal secchiello e aspettare che le azioni si riprendano, invece di essere costretto a venderle mentre sono in perdita. È la differenza pratica tra subire il rischio della sequenza dei rendimenti e neutralizzarlo.
IL FONDO DI EMERGENZA NON È OPZIONALE
Un dato dalla Relazione Annuale 2025 di Banca d’Italia: oggi il 45% dei risparmi finanziari delle famiglie italiane è investito in azioni e fondi, mentre i depositi bancari sono scesi al 21,6%, il livello più basso dal 2007. È una buona notizia: gli italiani investono di più. Ma è anche un rischio, se manca il cuscinetto giusto.
Il fondo di emergenza, di norma 3-6 mesi di spese fisse, in un conto separato e immediatamente liquidabile, non è una prudenza di facciata. È lo strumento che ti impedisce di toccare gli investimenti quando arriva l’imprevisto: l’auto che si rompe, la caldaia, un periodo senza reddito. Senza quel cuscinetto, ogni imprevisto rischia di trasformarsi in una vendita forzata di azioni nel momento peggiore, esattamente il meccanismo di cui parlavamo la settimana scorsa, applicato non a vent’anni di storia ma a un martedì qualunque.
CONSOLIDARE NON VUOL DIRE SMETTERE DI INVESTIRE
Un equivoco frequente: consolidare significa “uscire dal mercato”. Non è così. Consolidare vuol dire spostare gradualmente una parte del capitale da azionario a obbligazionario e liquidità pianificata, mantenendo comunque una quota azionaria, anche in pensione, perché la longevità richiede ancora crescita reale del capitale nei 20-30 anni successivi.
Chi a 60 anni mantiene l’allocazione di un trentenne non è “coraggioso”: sta semplicemente ignorando che il suo orizzonte non sopravvive più a un decennio perso. E chi a 30 anni si comporta come un sessantenne, tutto in liquidità, per paura, sta pagando oggi un prezzo che si vedrà tra trent’anni, sotto forma di capitale mai cresciuto.
Le due domande che contano non sono “il mercato salirà?” (su questo la storia è ragionevolmente rassicurante), ma: quanti anni mi restano e ho già costruito il secchiello che mi protegge in quelli decisivi? Il mercato premia il tempo. Il compito della pianificazione è assicurarsi che il tuo tempo, quello vero, sia allineato al tuo portafoglio.
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Il tempo è tuo amico, l’impulso è tuo nemico.
John C. Bogle
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