C’è un momento, ogni anno, in cui l’aria cambia. Le città si riempiono di luci, le chat di famiglia esplodono con la domanda fatidica: “Cosa ci regaliamo?”. E noi… tra corse, liste, pacchetti e “spedizione entro domani”, finiamo spesso per regalare oggetti che durano il tempo di una moda.
Oggi voglio proporvi un’idea diversa: quest’anno, il regalo più grande è informarsi. Non è una frase a effetto: è una scelta concreta. Perché l’informazione finanziaria, quella semplice, pratica, alla portata di tutti, non è un lusso. È una protezione. È libertà. È tempo guadagnato.
E lo dico anche perché, proprio in questi giorni, il Financial Times ha riportato dati e storie che raccontano una realtà molto chiara: in Europa l’educazione finanziaria è ancora troppo debole e in Italia il problema è particolarmente evidente.
Il Natale è una “stagione finanziaria” (anche se non ce ne accorgiamo)
Il periodo natalizio è un test di realtà per il nostro portafoglio. Perché non riguarda solo quanto spendiamo, ma come decidiamo.
Pensateci: in poche settimane mettiamo insieme tutte le scelte economiche più delicate:
• spese emotive (pensando “se non prendo quel regalo, sembrerò tirchio”)
• acquisti impulsivi e offerte “a tempo”
• rateizzazioni facili e “paga dopo”
• viaggi e cene che si sommano
E qui entra in gioco l’educazione finanziaria: non come teoria, ma come capacità di scegliere bene quando la vita spinge a scegliere in fretta.
Nei precedenti episodi abbiamo già toccato questo punto parlando di:
• budget e “costi invisibili”
• inflazione (la tassa che non vedete ma sentite)
• interesse composto (il migliore amico… o il peggior nemico, se siete in debito)
• investimenti semplici e diversificazione
Oggi uniamo i pezzi con un messaggio natalizio molto concreto: regalarsi competenze.
Europa e Italia: il problema non è solo investire, è capire
Il Financial Times racconta che in diversi Paesi europei parlare di denaro è ancora un tabù e che l’educazione finanziaria non viene insegnata con continuità e qualità. In Italia, in particolare, emerge un dato simbolico: una quota importante di giovani non parla mai di soldi in famiglia.
E qui voglio portarvi a Torino, in un posto che sembra fatto apposta per smentire questo tabù: il Museo del Risparmio. È citato anche nell’articolo sempre del Financial Times come esempio positivo, perché lì i bambini imparano, con giochi e percorsi interattivi, cose che molti adulti non hanno mai imparato davvero: gestione del budget, risparmio, obiettivi.
Il Museo ha anche svolto un’indagine che fotografa bene il punto: il 44% dei ragazzi dice di non parlare di denaro con nessuno al di fuori della famiglia e quasi la metà non ha mai affrontato questi temi a scuola.
Ora fermiamoci un secondo: se non se ne parla a casa e quasi non se ne parla a scuola… dove imparano?
Sui social. Nei video da 30 secondi. Nelle storie. Nei consigli urlati. Nelle pubblicità travestite da formazione.
E qui si capisce perché il Financial Times insiste su un concetto chiave: senza alfabetizzazione finanziaria le persone prendono decisioni peggiori — non perché siano “incapaci”, ma perché non hanno strumenti.
I numeri italiani: piccoli progressi, ma restiamo bassi
Per essere rigorosi, guardiamo anche una fonte istituzionale italiana: la Banca d’Italia.
Nel 2023 la Banca d’Italia ha pubblicato i primi risultati della nuova indagine triennale sull’alfabetizzazione finanziaria. Il risultato è onesto: c’è un lieve miglioramento rispetto al 2020, ma i livelli restano bassi. Il punteggio medio passa da 10,2 a 10,6 su 20.
E c’è un dettaglio importante: la “conoscenza” (inflazione, interesse semplice e composto, diversificazione) non migliora, anzi resta stabile o leggermente peggiore: da 3,9 a 3,7 punti su 7.
Quindi: magari siamo un po’ più bravi nei comportamenti, ma sui concetti di base fatichiamo ancora.
Questo spiega tante cose quotidiane:
• perché le truffe “troppo belle per essere vere” funzionano
• perché tanti tengono tutto fermo sul conto anche quando l’inflazione mangia potere d’acquisto
• perché si compra un prodotto finanziario senza capirne rischi e costi
• perché si confonde “risparmiare” con “non spendere mai”, oppure con “investire a caso”
Un confronto che fa riflettere: la Svezia
L’articolo del Financial Times fa un paragone molto forte con la Svezia.
In Svezia l’educazione finanziaria entra nel percorso scolastico presto e viene integrata in materie come economia domestica, matematica e studi sociali. Inoltre viene ricordato che nel 2011 è stata introdotta educazione finanziaria obbligatoria nella scuola secondaria superiore.
Poi arriva un dato che, da solo, vale una puntata: il 46% degli svedesi detiene un prodotto di investimento (fondi, azioni, obbligazioni), contro una media dell’Unione europea del 24%.
Questo non significa che “gli svedesi sono più intelligenti”. Significa che:
- hanno più confidenza con gli strumenti
- trovano percorsi più semplici e regole più chiare
- la cultura finanziaria è diffusa e normalizzata
E soprattutto: quando si impara presto, l’investimento non è “il casinò”. Diventa una cosa normale: mettere i soldi al lavoro con criterio.
L’Europa se n’è accorta: nuova strategia sull’educazione finanziaria
Qui arriva il secondo pezzo importante: le istituzioni europee stanno spingendo sul tema, perché il livello medio è troppo basso e perché l’economia reale ne paga il costo.
Il Consiglio dell’Unione europea richiama un dato molto duro (da Eurobarometro 2023): solo il 18% dei cittadini dell’Unione europea ha un livello “alto” di alfabetizzazione finanziaria.
E il 30 settembre 2025 la Commissione europea ha presentato una strategia per rafforzare l’educazione finanziaria e rendere più accessibile la partecipazione agli investimenti, con l’idea che più competenze aiutino nella gestione del budget, nella protezione dalle truffe, nel risparmio e in scelte d’investimento più consapevoli.
Tradotto nella lingua de “La finanza amichevole”: se capite di più, sbagliate meno. E non è paternalismo: è prevenzione.
Il “regalo più grande”: 5 azioni semplici da fare durante le feste
Ora veniamo alla parte più utile: che cosa possiamo fare davvero, da qui a Capodanno, senza trasformarci in professori di finanza?
Regalo 1 — Una conversazione “senza giudizio” in famiglia
Scegliete una sera tranquilla e fate tre domande semplici:
- “Qual è la spesa che ci sorprende sempre a gennaio?”
- “Qual è un obiettivo che vogliamo finanziare nel 2026?”
- “Qual è una cosa sul denaro che non ci hanno mai spiegato?”
Non serve parlare di stipendi o cifre precise. Serve normalizzare il dialogo.
(E qui i dati del Museo del Risparmio sono un campanello: se non se ne parla, i ragazzi imparano altrove e spesso male.)
Regalo 2 — Trenta minuti sui tre concetti “salva-errori”
Prendete carta e penna e fissate tre idee:
• inflazione: se i prezzi salgono, i soldi fermi valgono meno
• interesse composto: vale per i rendimenti, ma anche per i debiti
• diversificazione: non mettere tutto nello stesso paniere
La Banca d’Italia sottolinea che proprio questi concetti fanno parte del cuore della conoscenza finanziaria e che lì non stiamo migliorando davvero.
Regalo 3 — Il “budget delle feste” retroattivo
Aprite l’app della banca e fate una cosa che sembra banale ma cambia tutto: sommate quanto avete speso per Natale (regali, cene, viaggi, spedizioni, “piccole cose”).
Poi fatevi una domanda gentile:
“Se lo avessimo deciso prima, avremmo speso uguale… o meglio?”
Il budget non serve a punirvi. Serve a scegliere.
Regalo 4 — La lista di controllo anti-truffa (da tenere sul frigo)
- Rendimenti alti garantiti? No.
• Urgenza (“solo oggi”, “solo per te”)? Allarme.
• Vi chiedono di spostare soldi su conti esteri o in criptovalute “per sbloccare”? Altro allarme.
• Non capite il prodotto? Stop.
• Nessun documento chiaro su costi e rischi? Stop.
Qui l’educazione finanziaria è letteralmente sicurezza personale. Ed è uno degli obiettivi espliciti anche delle iniziative europee: aiutare i cittadini a evitare frodi e decisioni dannose.
Regalo 5 — Un impegno minimo per il 2026: 1% di attenzione
Non sto dicendo “diventate esperti”. Sto dicendo: mettete in agenda un appuntamento mensile da 20 minuti. Controllo delle spese, obiettivi, e una piccola lettura affidabile.
L’educazione finanziaria funziona così: piccole dosi, regolari, che diventano abitudine.
Il senso del Natale, versione finanza
Se c’è una cosa che mi porto via dall’articolo del Financial Times è questa: la conoscenza finanziaria non è solo “soldi”. È un equalizzatore sociale, perché quando manca, le differenze si allargano.
E se c’è una cosa che mi porto via dai dati italiani è questa: stiamo facendo qualche passo avanti, ma siamo ancora indietro e non possiamo delegare tutto né alla scuola né alla famiglia né, peggio, ai social.
Perciò sì: quest’anno, per Natale, il regalo più grande è informarsi.
Regalatelo a voi stessi. Regalatelo a chi amate. Anche solo iniziando da una conversazione e tre concetti base.
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