Torniamo su un tema che abbiamo affrontato spesso, ma che è utile continuare a farlo, anche chi pensa di essere troppo giovane per occuparsene. Perché? Perché i numeri ci dicono che l’età di uscita dal lavoro si sta spostando in avanti e, senza un piano, il futuro assegno rischia di essere più leggero del previsto.
- Cosa cambia: le nuove età e i passaggi graduali
Secondo le proiezioni della Ragioneria generale dello Stato, riportate dall’Istat nel focus sulle previsioni della forza lavoro, l’età per la pensione salirà a 68 anni e 11 mesi nel 2050, per arrivare a 70 anni nel 2067.
La legge di bilancio 2026 ha scelto una strada graduale: un mese in più nel 2027 e altri due mesi nel 2028. Restano deroghe per chi svolge lavori gravosi o usuranti, che potrà fermarsi prima secondo le regole dedicate.
Tradotto: la direzione è chiara. Avremo carriere più lunghe e finestre di uscita più alte. Questo incide su due aspetti: quando smetteremo di lavorare e quanto percepiremo ogni mese.
2) Il “tasso di sostituzione”: perché l’assegno potrebbe essere più basso
Chiamiamo tasso di sostituzione il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo stipendio. Con il sistema contributivo, l’assegno dipende dai contributi versati e dall’età di uscita. Se si va più tardi, in teoria l’assegno sale; ma la carriera non è sempre lineare: periodi di part-time, cambi di lavoro, pause possono ridurre i contributi.
Il risultato è che, senza integrazioni, potremmo ritrovarci con un assegno inferiore alle nostre spese reali.
Esempio (ordine di grandezza):
Se oggi guadagni 1.800 € netti al mese e in pensione ti servono almeno 1.500 € per vivere serenamente, ma la pensione pubblica stimata copre 1.200 €, hai un “buco” di 300 € mensili. La domanda giusta è: come colmarlo con la previdenza complementare e il risparmio?
3) Previdenza complementare: come funziona (senza tecnicismi)
La previdenza complementare è il secondo pilastro che affianca la pensione pubblica. Le strade principali sono tre:
- Fondi pensione negoziali: legati al contratto di lavoro, spesso con contributo del datore di lavoro se versi la tua quota.
- Fondi pensione aperti: accessibili a tutti, anche se non esiste un fondo di categoria.
- Piani individuali pensionistici (PIP): soluzioni individuali con versamento periodico o flessibile.
Vantaggi principali:
- Fisco: i versamenti sono deducibili dal reddito fino a 5.164,57 € l’anno. I rendimenti sono tassati in modo agevolato rispetto a molti altri strumenti.
- Orizzonte lungo: il tempo aiuta a far crescere il capitale con l’interesse composto.
- Flessibilità: puoi scegliere tra linee garantite, bilanciate o dinamiche in base all’età e alla tolleranza al rischio.
- Anticipazioni: fino al 75 % per spese sanitarie gravi; fino al 75 % per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa (dopo un certo numero di anni di partecipazione); fino al 30 % per qualsiasi motivo dopo un periodo minimo di anzianità nel fondo.
TFR: conferire il TFR a un fondo pensione può essere vantaggioso, perché il capitale investito lavora sui mercati, beneficia del regime fiscale e non resta fermo all’1,5 % + il 75 % dell’inflazione (tasso di rivalutazione legale del TFR).
4) Quanto mettere da parte: tre esempi pratici
La domanda più utile è: quanto devo versare ogni mese per coprire il mio “buco” futuro? Ecco tre tracce semplici (esempi indicativi per ordine di grandezza):
- A 25 anni: anche 50 € al mese possono fare la differenza. Con 40 anni davanti, il tempo lavora per te.
- A 40 anni: punta almeno tra 150 e 200 € al mese, soprattutto se vuoi coprire 250–300 € di “buco” futuro.
- A 55 anni: se inizi ora, il tempo è poco. Servono versamenti più robusti e una linea d’investimento più prudente per evitare scossoni a ridosso dell’uscita.
Suggerimento operativo: fai crescere del 10–15 % l’anno l’importo versato ogni volta che il reddito aumenta o quando elimini una spesa (per esempio, concluso un finanziamento).
5) Come scegliere la linea d’investimento (regola pratica per età)
- Mancano più di 20 anni alla pensione: linea dinamica o bilanciata; nel lungo periodo gli alti e bassi tendono a compensarsi.
- Tra 10 e 20 anni: linea bilanciata.
- Sotto i 10 anni: sposta gradualmente verso una linea prudente o garantita per proteggere il capitale.
Ricorda: la scelta non è definitiva. Puoi riconfigurare la linea nel tempo.
6) Errori comuni da evitare
- Rimandare: ogni anno perso riduce la forza dell’interesse composto.
- Cambiare troppo spesso linea: inseguire il mercato porta a comprare alto e vendere basso.
- Ignorare il TFR: lasciarlo fermo può essere meno efficiente.
- Non sfruttare la deducibilità: è un aiuto fiscale concreto ogni anno.
- Pensare che sia “troppo tardi”: si può intervenire anche a 50 o 55 anni con un piano mirato.
7) Piano in 5 mosse (oggi stesso)
- Stima del fabbisogno: quanto ti serve al mese in pensione? Scrivilo.
- Verifica della posizione contributiva: controlla gli anni e la continuità.
- Scegli lo strumento: fondo negoziale se disponibile, altrimenti fondo aperto o PIP.
- Imposta il versamento automatico: cifra sostenibile; meglio iniziare con poco e aumentare ogni anno.
- Revisione annuale: dedica 30 minuti l’anno per adeguare importi e linea d’investimento.
8) Riepilogo
- L’età di pensionamento si alza: 68 anni e 11 mesi nel 2050; 70 anni nel 2067.
- Passaggi graduali: un mese in più nel 2027 e altri due mesi nel 2028.
- La previdenza complementare non è un “di più”: è il modo concreto per chiudere il divario tra stipendio e futura pensione.
- Piccoli importi, costanti e ben investiti, fanno la differenza: il momento migliore per iniziare è adesso.
Periodicamente torneremo su questi argomenti, non per essere ripetitivi, ma per entrare in una mentalità che non ha riguardato i nostri nonni oppure i nostri genitori.
Per le future generazioni e buona parte di quelle attuali, la pensione sarà quella che riusciremo a mettere da parte durante la nostra vita lavorativa.
Brutto a dirsi, ma è e sarà così. Le casse previdenziali sono a secco.
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La pensione bisogna prenderla da giovani – soprattutto bisogna prenderla da vivi. E non è nelle possibilità di tutti.
Pierre Michel Audiard
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