Hai presente quella sensazione strana… quando pensi alla pensione e ti dici: “Vabbè dai, ci penserò più avanti”.
Ecco, oggi facciamo l’opposto. Ci pensiamo adesso, ma senza ansia e senza complicazioni.
Perché dopo l’episodio “Sopravviveremo ai nostri risparmi” mi avete scritto la stessa cosa, con parole diverse: “Ok, ho capito il rischio… ma da dove si parte?”
Partiamo da una cosa semplice: la pensione non è un numero astratto. È il tuo stile di vita. È la tua libertà. È il tuo modo di dire “sì” o “no” alle cose, quando non avrai più uno stipendio.
E allora ti propongo un esercizio pratico, molto umano, che puoi fare davvero in un quarto d’ora: capire se hai un “buco” pensionistico e come cominciare a chiuderlo con un piano sostenibile.
Non un piano perfetto. Un piano che regge nei mesi normali e nei mesi difficili.
1)IL CONCETTO DEL GAP
Immagina la pensione come un ponte.
Da una parte c’è la vita di oggi. Dall’altra c’è la vita di domani. In mezzo c’è un fiume: il tempo.
La pensione pubblica è un pezzo del ponte. Ma per molte persone non è tutto il ponte.
Il “gap” è semplicemente lo spazio che manca. Non è una tragedia. È un’informazione e quando hai un’informazione, puoi fare un piano.
2) QUANTO TI SERVIRÀ DAVVERO?
Iniziamo dalla domanda più importante, quella che quasi nessuno si fa bene:
“Quanto mi servirà al mese per vivere bene, in pensione?”
Non per sopravvivere. Per vivere bene e qui ti chiedo di immaginarti in una scena concreta: è un martedì qualsiasi, tra vent’anni.
- Che casa abiti?
- Hai ancora il mutuo?
- Quanto ti costa la spesa?
- Quanto ti costa muoverti?
- Viaggi? Nipoti? Tempo libero?
Molti pensano che in pensione si spenda meno. A volte sì: magari finisce il mutuo, magari si riducono alcune spese.
Ma spesso arrivano altre spese: salute, visite, controlli, magari un aiuto in casa. E soprattutto c’è un fatto: hai più tempo, e il tempo… se vuoi viverlo bene, ha un costo.
Quindi facciamo una cosa semplice.
Prendi la tua vita di oggi e metti tre etichette:
- Spese che resteranno (cibo, bollette, auto, casa)
- Spese che potrebbero scendere (mutuo, figli a carico, certe abitudini)
- Spese che potrebbero salire (salute, assistenza, tempo libero)
Alla fine scrivi un numero: “Per stare sereno, io vorrei avere circa X euro al mese”.
Questo è il tuo target. Non è una profezia. È un faro.
3) “E LA PENSIONE PUBBLICA?”
Quanto ti darà la pensione pubblica?
La verità è che nessuno lo sa al centesimo oggi. Però possiamo fare una cosa molto più utile: una stima prudente.
Immaginala come una foto leggermente sfocata: non vedi i dettagli, ma capisci la scena.
Se hai una carriera abbastanza regolare, pensa che la pensione pubblica possa coprire una parte del tuo reddito attuale. Se sei autonomo o hai periodi discontinui, spesso questa parte può essere più bassa.
Non serve scegliere il numero “giusto”. Serve scegliere un numero prudente, perché così non ti stai raccontando favole.
Scrivilo: “Secondo me la pensione pubblica potrebbe essere circa X euro al mese”. Ad oggi il gap previdenziale oscilla dal 30% al 50%, ma questi valori aumenteranno con il passare degli anni.
4) LA RIGA CHE CAMBIA TUTTO
Adesso arriva la riga più importante della puntata. Quella che ti fa dire: “Ok, adesso so cosa devo fare”.
Gap = Target – Pensione stimata
Se il target è 1.900 e la pensione stimata è 1.200… il gap è 700 euro.
Non è una sentenza. È una direzione.
Qui succede qualcosa: passi da un’ansia vaga (“chissà come sarà”) a un dato concreto (“mi mancano circa 700”).
5) TRADURRE IL GAP IN UN OBIETTIVO, SENZA SPAVENTARSI
Ora, la trappola mentale più comune è questa: “Oddio, 700 al mese, per sempre… impossibile”.
Calma.
Perché noi non stiamo dicendo che domani devi mettere via 700 euro. Stiamo dicendo che quel gap, in futuro, dovrà essere coperto da qualcosa.
Allora facciamo un passaggio semplice: lo trasformiamo in un capitale obiettivo.
Immagina che in pensione tu voglia coprire quel gap per un periodo lungo, tipo 20 anni. Non perché sarà per forza così, ma perché è una stima prudente e comoda.
Quindi il ragionamento è: “Se mi mancano 700 euro al mese, sono 8.400 euro l’anno. Per 20 anni fanno 168.000 euro.”
Quando lo senti così, può fare un effetto strano. Un po’ di paura. Un po’ di rifiuto.
Ma voglio dirti una cosa: è normale.
È come quando guardi una montagna e ti sembra enorme… finché non inizi a fare i primi passi sul sentiero.
6) IL PIANO SOSTENIBILE: LA REGOLA CHE FUNZIONA DAVVERO
Adesso arriviamo alla parte più importante: come partire senza mollare.
La maggior parte dei piani fallisce non perché sono sbagliati. Fallisce perché sono troppo ambiziosi.
La parola chiave è: sostenibile.
Un piano sostenibile è quello che riesci a mantenere anche quando:
- hai una spesa imprevista,
- sei stanco,
- ti passa l’entusiasmo,
- la vita succede.
Quindi ecco la regola semplice: parti con una cifra che non ti fa stringere i denti.
Per molti significa partire con:
- una piccola percentuale dello stipendio, oppure
- una cifra fissa che sai di poter reggere.
Poi fai la cosa che cambia tutto: aumenti a gradini. Non “un grande salto”. Gradini.
Tipo: ogni 6 mesi aumenti un po’. Oppure ogni anno, quando ti senti più stabile.
È così che si costruisce davvero la previdenza complementare: non con l’eroismo, ma con la continuità.
Qui arriva un concetto chiave, molto amichevole: il futuro non ha bisogno di un colpo di genio. Ha bisogno di un’abitudine.
7) COME IMPOSTARLO PRATICAMENTE
Ti do una mini-checklist che puoi applicare oggi:
- Automatico: il giorno dopo lo stipendio
- A gradini: piccole crescite programmate
- Bonus e tredicesima: una parte va al piano
- Emergenze separate: il PAC non si tocca per gli imprevisti
- Regola delle 48 ore: se vuoi fermarti, aspetta 48 ore e poi decidi
Questo set-up non è glamour. Ma è quello che funziona nella vita reale.
Oggi non dovevi diventare un esperto. Oggi dovevi diventare consapevole.
Perché se non misuri il gap, lo subisci. Se lo misuri, puoi costruire un piano e se costruisci un piano sostenibile… stai già facendo qualcosa che ti cambierà la vita tra vent’anni.
Compito per te: scrivi tre numeri su un foglio: target – pensione stimata – gap e poi scegli una cifra per partire, anche piccola, ma vera.
Per ora, una domanda finale: preferisci partire piccolo ma subito… o aspettare e dover correre più avanti?
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La pensione bisogna prenderla da giovani – soprattutto bisogna prenderla da vivi. E non è nelle possibilità di tutti.
Michel Audiard
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