Parliamo di un indicatore spesso sottovalutato ma estremamente significativo: il rapporto tra oro e argento.
Perché è importante monitorare questo rapporto? Cosa accade quando raggiunge livelli estremi, come 1 a 100? Quali sono state le conseguenze storiche? E soprattutto: può essere un indicatore utile per capire se è il momento giusto per investire in argento?
Per prima cosa, cos’è il cosiddetto Gold/Silver Ratio? Si tratta del numero di once d’argento necessarie per acquistare un’oncia d’oro. Ad esempio, se l’oro vale 2.000 dollari e l’argento 20 dollari, il rapporto è pari a 100:1.
Storicamente, questo rapporto è stato utilizzato dagli investitori come indicatore del valore relativo tra i due metalli preziosi. L’oro è considerato una riserva di valore, un “bene rifugio” per eccellenza, mentre l’argento ha anche un impiego industriale significativo.
Quando il rapporto sale molto l’argento tende a essere fortemente sottovalutato rispetto all’oro. Storicamente, tali livelli hanno spesso preceduto importanti fasi di recupero dell’argento nei mesi o negli anni successivi.
Uno degli episodi più eclatanti si è verificato nel marzo del 2020, in piena crisi pandemica, quando il rapporto ha superato quota 125:1, raggiungendo un livello mai visto nella storia moderna.
Perché l’argento è crollato?
- Corsa all’oro come bene rifugio in un contesto di incertezza globale.
- L’argento, più volatile e legato all’industria, ha subito il blocco della produzione.
- Fuga generalizzata dagli asset rischiosi.
Le conseguenze nei mesi successivi
- Il prezzo dell’argento è più che raddoppiato in soli cinque mesi
- Chi ha acquistato argento a marzo ha realizzato un rendimento superiore al 100%
Nei periodi in cui il Gold/Silver Ratio ha superato le medie storiche (generalmente tra 80:1 e 100:1), l’argento ha tendenzialmente sovraperformato l’oro nell’anno successivo.
Evoluzione storica del rapporto oro/argento
Il rapporto tra questi metalli preziosi non è semplicemente un indicatore di mercato moderno, ma ha radici profonde nella storia economica mondiale. La sua evoluzione ci racconta molto sulle politiche monetarie, sui cambiamenti economici e sulle crisi finanziarie che hanno segnato diverse epoche.
- Nell’antico Egitto (circa 4000 a.C.) il rapporto era approssimativamente 2:1, riflettendo la relativa scarsità dell’oro rispetto all’argento in quell’epoca e in quella regione.
- Nell’antica Grecia (circa 600-300 a.C.) il rapporto oscillava tra 13:1 e 10:1.
- Nell’Impero Romano: il rapporto fu fissato ufficialmente a 12:1 tramite decreti imperiali, stabilendo uno dei primi standard monetari ufficiali della storia. Questo rapporto rimase sorprendentemente stabile per secoli, supportando il complesso sistema economico romano.
- Durante il Medioevo il rapporto variò principalmente tra 10:1 e 15:1, con fluttuazioni influenzate dalle scoperte di nuovi giacimenti minerari e dalle politiche dei regni europei.
- Nel 1792 gli Stati Uniti adottarono un rapporto ufficiale di 15:1 con il Coinage Act, stabilendo uno dei primi sistemi bimetallici moderni.
- Nel XIX secolo il rapporto oscillò generalmente tra 15:1 e 20:1, supportato da vari sistemi monetari bimetallici. Questa stabilità relativa contribuì in modo significativo all’espansione del commercio internazionale durante la rivoluzione industriale.
- 1900-1970: Con l’abbandono progressivo dei sistemi monetari basati sui metalli preziosi, il rapporto iniziò a mostrare maggiore volatilità, oscillando tra 20:1 e 50:1.
- 1991: rapporto oltre 100 → +70% dell’argento nei due anni successivi
- 2008-2009: crisi finanziaria, rapporto a 84 → argento raddoppia entro il biennio
- 2020: picco a 125 → argento +150% in 12 mesi
L’argento si conferma un asset con una dinamica più aggressiva: più volatilità ma anche potenziali rimbalzi più forti dopo le fasi di sottovalutazione.
Nel contesto attuale, il rapporto si aggira intorno a 100:1, suggerendo che potremmo essere in una nuova fase di sottovalutazione dell’argento.
Oltre all’aspetto speculativo, questo metallo può offrire un contributo alla diversificazione:
- Protezione dall’inflazione.
- Domanda crescente per la transizione energetica (pannelli solari, batterie, elettronica).
- Correlazione solo parziale con altri asset, utile per la gestione del rischio.
Il rapporto oro/argento non è solo un numero per appassionati di metalli preziosi, ma un indicatore utile per leggere i segnali del mercato e valutare con metodo le opportunità.
Quando il numero collegato supera quota 100, storicamente, è accaduto qualcosa di rilevante: o l’argento ha iniziato una forte rimonta poco dopo, oppure ci siamo trovati in fasi di turbolenza finanziaria globale.
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La citazione di oggi è la seguente:
La fede è d’oro. L’entusiasmo è d’argento. Il fanatismo è di piombo.
Ugo Ojetti




