Obbligazioni 2025: debito USA fuori scala e il ritorno dei mercati emergenti

Nel 2025 il mercato obbligazionario vive un paradosso: i rendimenti sono tornati su livelli di qualche anno fa, ma i rischi sistemici si concentrano proprio dove, storicamente, gli investitori cercavano maggiore “sicurezza”, cioè sui titoli di Stato dei Paesi sviluppati, Stati Uniti in testa. Parallelamente il debito dei mercati emergenti torna sotto i riflettori e, nel credito corporate, si sta ridisegnando l’equilibrio tra i cosiddetti Fallen Angels e Rising Stars.

I grandi temi del reddito fisso oggi

Dopo il ciclo restrittivo più aggressivo degli ultimi decenni, le banche centrali sono entrate in una fase di “fine ciclo”. Il mercato, però, continua a scontare un numero di tagli dei tassi superiore a quanto le autorità monetarie lasciano intendere. Alcune case di gestione, ad esempio, stimano che gli investitori si aspettino tre/quattro tagli dei Fed Funds entro fine 2026, mentre nei loro scenari centrali ne prevedono uno o due, complice una crescita americana ancora sostenuta dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

Sul fronte dei tassi governativi di lungo termine si è visto un deciso rialzo del term premium, cioè il premio richiesto dagli investitori per detenere debito a lunga scadenza invece di rinnovare continuamente titoli a breve. Le analisi indicano che sul decennale USA il term premium è risalito da livelli negativi nel 2024 a circa +0,8% nel 2025, con il rendimento del Treasury a 10 anni relativamente stabile intorno al 4,4%.

Un lavoro della Federal Reserve sul cosiddetto “Treasury tantrum” del 2023 attribuisce gran parte del rialzo dei rendimenti proprio alla crescita del term premium, legata al processo di riduzione del bilancio della banca centrale, all’aumento dell’offerta di Treasury e a una maggiore incertezza macroeconomica.

Tradotto per l’investitore obbligazionario:

  • i rendimenti nominali e reali sono tornati interessanti;
  • il rischio tassi resta elevato, soprattutto sulla parte lunga della curva;
  • la qualità dell’emittente torna centrale, in particolare nel credito corporate, dove la selezione tra bilanci solidi e fragili è di nuovo discriminante.

Mercati emergenti: il ritorno della “grande dimenticata”

Dopo anni in cui il debito dei mercati emergenti è stato penalizzato da dollaro forte e rialzo dei tassi USA, nel 2025 lo scenario sta cambiando.

Alcuni gestori globali evidenziano che:

  • il debito in valuta locale offre rendimenti medi intorno al 6,5%, con inflazione in rallentamento e molte banche centrali emergenti già avanti nel ciclo di taglio dei tassi;
  • i fondamentali, in diversi casi, restano relativamente resilienti e i rendimenti complessivi dell’asset class sono tornati positivi negli ultimi mesi, con flussi in ingresso sia su emissioni in valuta forte sia in valuta locale;
  • il debito in valuta forte torna interessante grazie alla combinazione di dollaro meno tonico e rendimenti ancora superiori a quelli dei Paesi sviluppati.

Il quadro resta però eterogeneo: i cosiddetti mercati di frontiera sono ancora molto volatili, con casi in cui rendimenti molto elevati attirano capitali in fasi di propensione al rischio, ma con seri interrogativi sulla sostenibilità del debito nel medio periodo.

Punti chiave per l’investitore sul debito dei mercati emergenti:

Opportunità

  • rendimenti reali spesso superiori rispetto ai titoli di Stato dei Paesi sviluppati;
  • banche centrali con margini per ulteriori tagli dei tassi, con potenziale guadagno in conto capitale;
  • maggiore diversificazione geografica e valutaria dei portafogli.

Rischi

  • rischio cambio, in particolare sulle emissioni in valuta locale;
  • rischio politico (elezioni, instabilità, sanzioni);
  • liquidità inferiore rispetto a Treasury o Bund;
  • forte dispersione: la selezione dei Paesi e degli emittenti è cruciale.

In una prospettiva di medio termine, molti gestori indicano il debito locale dei Paesi emergenti come segmento “core” per i prossimi mesi, proprio grazie alla combinazione tra rendimento da portafoglio elevato e potenziale di taglio dei tassi.

Il “fattore rischio” del debito USA

Il vero punto sensibile per il mercato obbligazionario globale resta il debito pubblico degli Stati Uniti.

Secondo i dati sul debito federale, al 23 ottobre 2025 il debito nazionale USA ha superato i 38.000 miliardi di dollari, con un incremento di circa 1.000 miliardi in poco più di due mesi.

Le proiezioni del Congressional Budget Office indicano che:

  • il deficit 2025 si aggira intorno a circa 1.900 miliardi di dollari;
  • il rapporto debito/PIL è su una traiettoria che lo porta verso il 118% del PIL nel 2035;
  • la spesa per interessi ha raggiunto circa 970 miliardi di dollari nel 2025, quasi raddoppiata rispetto al 2022, con una proiezione oltre il 4% del PIL entro il 2035.

In parallelo:

  • i rendimenti dei Treasury a 10 anni hanno toccato il 5,02% nell’ottobre 2023, massimo dal 2007, spinti dalle attese di tassi più alti più a lungo e da timori sulla sostenibilità fiscale;
  • diversi studi evidenziano una riduzione, seppur graduale, delle riserve in dollari detenute da alcune banche centrali estere, mentre aumenta il fabbisogno di finanziamento del Tesoro americano.

Perché questo è rilevante per tutti i mercati obbligazionari?

  • Il Treasury rappresenta la curva di riferimento globale: se gli investitori chiedono un premio maggiore per finanziare Washington, il livello del rendimento “privo di rischio” si alza per l’intero sistema.
  • Un aumento duraturo dei rendimenti USA può:
    • ridurre l’appetito per debito emergente e credito high yield;
    • aumentare il costo di finanziamento per le imprese, accelerando possibili downgrade;
    • rendere più instabili i flussi di capitale verso i Paesi più fragili.

Il rischio principale per il reddito fisso non è solo la prossima mossa della Federal Reserve, ma la traiettoria del debito pubblico USA e la capacità del mercato di assorbirne l’offerta senza richiedere premi al rischio ancora più elevati.

Come tradurre questi trend in scelte operative (non personalizzate)

Senza entrare nella personalizzazione di portafoglio, che richiede un’analisi puntuale di obiettivi, orizzonte temporale e profilo di rischio, alcuni possibili assi di ragionamento per chi guarda oggi al reddito fisso sono:

  1. Durata selettiva
    • Mantenere una durata moderata ma non azzerata: il rischio di tagli dei tassi inferiori alle attese convive con la possibilità di un rallentamento della crescita, soprattutto in Europa, che potrebbe generare opportunità sui tratti lunghi di curva di emittenti solidi.
  2. Sovranazionali e governativi di qualità
    • Combinare titoli governativi di Paesi con finanze pubbliche più solide (area “core” europea) ed emittenti sovranazionali, con un’esposizione più tattica al debito USA, da calibrare in funzione del livello dei rendimenti e della dinamica del deficit.
  3. Esposizione mirata ai mercati emergenti
    • Utilizzare il debito in valuta locale come fonte di rendimento e potenziale guadagno in conto capitale, valutando coperture parziali o totali del rischio cambio dove appropriato.
    • Selezionare con cura Paesi ed emittenti, evitando un approccio puramente passivo sui segmenti più fragili.
  4. Credito corporate: equilibrio tra qualità e opportunismo
    • Mantenere un nucleo stabile di investment grade per stabilità e liquidità.
    • Affiancare una quota di high yield ben diversificato, con attenzione particolare ai Fallen Angels recenti con fondamentali recuperabili.
    • Monitorare i settori più esposti al rischio di rifinanziamento nei prossimi 2-3 anni.
  5. Gestione attiva del rischio tasso e di credito
    • In una fase in cui prezzo del denaro, debito pubblico USA e ciclo del credito corporate si intrecciano, una gestione puramente passiva rischia di esporre eccessivamente a indici ricchi di duration o molto concentrati su emittenti sovrani ad alto fabbisogno di emissioni.

 

Nel 2025 il mercato obbligazionario non è più solo il “parcheggio” della liquidità, ma una vera asset class da gestire in modo attivo: i rendimenti sono di nuovo interessanti, ma il rischio principale si è spostato dal solo ciclo dei tassi alla sostenibilità del debito sovrano (con gli Stati Uniti in primo piano) e alla capacità di selezionare il credito corporate. Chi saprà adattarsi a un costo del denaro strutturalmente più alto e chi rischia di restare indietro.

 

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Non puoi prevedere, ma ti puoi preparare.

H.S. Marks

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