C’era una frase che mia nonna ripeteva spesso, una di quelle che restano impresse e che solo col tempo capisci fino in fondo.
Diceva: «Metti da parte per il maggior bisogno».
Non era solo un consiglio: era una filosofia di vita.
Significava essere pronti. Non solo per un imprevisto, ma per un obiettivo.
Mettere da parte voleva dire avere rispetto del futuro e in fondo, avere fiducia nella vita.
Le generazioni dei nostri nonni e dei nostri genitori avevano poco, ma da quel poco riuscivano a costruire tanto.
Non facevano il passo più lungo della gamba, non compravano qualcosa se non avevano ancora messo via il necessario.
Era una società meno consumistica, certo, ma anche più consapevole del valore del denaro.
Oggi, invece, siamo abituati all’immediatezza: compra ora, paga dopo e il concetto stesso di «mettere da parte» sembra quasi superato.
Eppure, mai come oggi, il risparmio torna a essere un tema centrale.
In questa puntata voglio parlarne con te:
- del valore del risparmio e delle lezioni delle vecchie generazioni;
- del perché risparmiare oggi non è solo prudenza, ma necessità e di come, tra finanza globale e incertezze sul futuro, il risparmio personale sia diventato la vera forma di libertà.
Pensa a com’era una volta.
Le famiglie si sedevano a tavola e facevano i conti. Letteralmente.
Non si parlava di “piani di risparmio” o “pianificazione finanziaria”: si parlava di buon senso.
Si metteva da parte un po’ per la casa, un po’ per la scuola dei figli, un po’ per «quando servirà».
Ogni lira aveva un peso, ogni spesa veniva valutata.
Eppure, da quella semplicità, nascevano famiglie solide, capaci di costruire il proprio futuro un mattone alla volta.
Le generazioni del dopoguerra avevano un mantra chiaro: non spendere quello che non hai.
Questo li ha salvati in momenti duri, quando il lavoro era incerto e lo Stato sociale quasi inesistente.
Oggi viviamo in un’epoca diversa, in cui la pubblicità ci spinge costantemente a consumare e in cui l’economia gira sulla spesa, non sul risparmio.
Ma c’è una differenza fondamentale: il sistema di oggi è fragile.
Un imprevisto, una crisi economica, un aumento dei prezzi e molti si trovano senza rete di protezione.
Ecco perché tornare a ragionare come facevano i nostri nonni non è nostalgia: è saggezza.
Il risparmio non è «tirchieria».
È libertà. È indipendenza. È sicurezza.
È poter dire: «Ce la faccio anche da solo, anche se il mondo fuori è incerto».
E forse dovremmo ricominciare da lì.
«Risparmiare oggi: la pensione che (forse) non ci sarà»
(ritmo leggermente più sostenuto)
Oggi il tema del risparmio non riguarda solo il presente.
Riguarda il futuro e, in particolare, la pensione.
La verità è che il sistema pensionistico, così com’è, non è più sostenibile come una volta.
Viviamo più a lungo, nascono meno bambini e chi lavora oggi spesso ha carriere frammentate o intermittenti.
Nel sistema contributivo attuale, la pensione dipende da quanto versiamo e per quanto tempo lo facciamo.
Ma tra partite IVA, lavori precari e discontinui, molti accumuleranno meno contributi del necessario.
E allora sì: «mettere da parte per il maggior bisogno» oggi significa pensare anche alla propria pensione.
Non nel senso di rinunciare a vivere oggi, ma nel senso di prepararsi.
Ti faccio un esempio semplice:
se una persona inizia a risparmiare anche solo 100 € al mese a 30 anni e riesce ad avere un rendimento medio del 3% annuo, a 65 anni avrà accumulato circa 68.000 €.
Se inizia a 40 anni, con le stesse condizioni, la cifra scende a circa 40.000 €.
La differenza? Il tempo.
Per questo, più che quanto metti da parte, conta quando inizi.
Oggi ci sono tanti strumenti che possono aiutare: piani di accumulo, fondi pensione integrativi, investimenti automatizzati.
Ma il punto non è lo strumento, il punto è la mentalità del risparmio.
È dire: «Prima risparmio, poi spendo». Non il contrario.
Non serve avere grandi somme: serve costanza.
Il risparmio funziona come un allenamento, piccolo, costante, disciplinato.
All’inizio non si vede la differenza, ma nel tempo i risultati diventano evidenti.
«Finanza, disuguaglianze e ritorno all’economia reale»
C’è però un altro aspetto importante: il contesto in cui viviamo.
Negli ultimi decenni, la finanza ha soppiantato l’economia reale.
Il denaro genera denaro, spesso scollegato dal lavoro, dalla produzione o da un valore tangibile.
E intanto la forbice tra chi ha tanto e chi ha poco si allarga.
Secondo i dati ISTAT, nel 2024 il 23,1% degli italiani, circa 13,5 milioni di persone, vive in condizione di rischio di povertà o di esclusione sociale.
E la disuguaglianza patrimoniale cresce: la quota di ricchezza detenuta dall’1% più ricco è salita dal 16% al 22% in vent’anni, mentre il 50% più povero possiede ormai solo il 3,5% della ricchezza totale.
Sono numeri che fanno riflettere.
Viviamo in un Paese in cui il risparmio, per molti, non è più una scelta: è un lusso.
Eppure, proprio per questo, dobbiamo difenderlo come un diritto.
Perché il risparmio è ciò che ci permette di affrontare la vita senza dipendere da altri.
È un atto di responsabilità personale, ma anche collettiva.
Perché una società che risparmia è una società che pensa al futuro, non solo al presente.
E allora sì, forse dovremmo tornare a quei valori del dopoguerra:
lavorare, risparmiare, costruire, condividere.
Non per nostalgia, ma per necessità.
Perché solo così possiamo dare stabilità a un’economia che, oggi, vive troppo spesso di illusioni e speculazioni.
«Metti da parte per il maggior bisogno.»
Oggi capisco che quella frase della nonna non parlava solo di soldi. Parlava di prudenza, rispetto e fiducia nel domani.
Risparmiare non è chiudersi al mondo, è prepararsi ad affrontarlo con serenità. costruire il proprio futuro, mattone dopo mattone.
E se le nuove generazioni imparassero di nuovo questo valore, anche solo un po’, forse vivremmo in una società più equilibrata, più responsabile e soprattutto più libera.
Allora, ecco la mia proposta per te, oggi:
- scegli un obiettivo concreto;
- decidi una piccola cifra da accantonare ogni mese e inizia. Anche solo con poco.
Non aspettare «il momento giusto».
Il momento giusto per iniziare a risparmiare è sempre oggi e, come diceva la nonna:
«Metti da parte per il maggior bisogno».
Perché il futuro, prima o poi, arriva per tutti.
Per chi vuole acquistare i libri, il cui ricavato viene totalmente devoluto in beneficenza:
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Se aggiungi poco al poco, ma lo farai di frequente, presto il poco diventerà molto.
Esiodo
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