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Nell’episodio 36, del 20 luglio 2019, abbiamo parlato di quanto l’emotività incida negli investimenti.
Torniamo su questo argomento approfondendo il concetto di “finanza comportamentale”, da tenere sempre presente in ogni fase dei mercati finanziari.
Partiamo dal concetto, la finanza comportamentale rappresenta quelli che sono gli studi inerenti le decisioni degli investitori in base ai loro comportamenti. Spesso legati all’emotività.
Quindi cercheremo di capire anche quelli che possono essere gli errori da evitare.

Possiamo riassumere tutti gli aspetti in:

  • Decisioni irrazionali e istintive, emotive e psicologiche che portano a decisioni irrazionali (rientra tra queste il così detto panic-selling);
  • Eccesso di sicurezza (sia nei propri mezzi che nelle proprie valutazioni, l’apparenza di avere tutto sotto controllo);
  • Il rifiuto della perdita (che può farci prendere decisioni non obiettive);
  • L’effetto gregge, seguire la massa ci dà maggior sicurezza, ma non è detto che sia la decisione giusta (mi hanno detto, ho sentito dire da una fonte sicura…);
  • L’esperienza passata influenza spesso le nostre scelte future. Se abbiamo avuto un’esperienza negativa su un investimento non è detto che lo sia sempre;
  • Molte persone sono restie al cambiamento (aspetterò che il mercato o la quotazione risalga);
  • Rincorrere il mercato per recuperare il rendimento perso (altra decisione che non permette di analizzare correttamente la situazione, ma non fa altro che aumentare la probabilità di errore).

In tutto questo mettiamoci anche quella che è l’avversione alle perdite, che non è altro che uno studio di due psicologi israeliani, i quali hanno dimostrato come le persone siano maggiormente sensibili alle perdite, quasi tre volte di più, che a un guadagno della stessa entità.

Questa teoria si chiama “del prospetto” e analizza nel suo insieme il comportamento che hanno le persone nel prendere una decisione a seconda della condizione di rischio in cui si trovano.

La finanza comportamentale possiamo riassumerla in tre aspetti principali:

  • la parte relativa all’euristica, cioè scegliere in modo istintivo e non su base razionale. Se vogliamo in modo approssimativo;
  • l’inquadramento, cioè il modo con il quale vengono presentate le informazioni e come effettuiamo le relative scelte;
  • infine le inefficienze dei mercati finanziari, come le valutazioni errate dei prezzi e tutte quelle che sono il contrario delle spiegazioni razionali e le efficienze dei mercati stessi.

Riepilogando il tutto, lo studio della finanza comportamentale nasce dall’analisi dei comportamenti che non rispecchiano le scelte negli investimenti.
Comportamenti che si traducono in scelte irrazionali che fanno commettere errori, sia cognitivi che emotivi.

Quindi la domanda sorge spontanea, cosa dovremmo fare per migliorare questo atteggiamento e poter attenuare il più possibile questi effetti?

Personalmente direi:

  • aumentare la diversificazione del nostro portafoglio;
  • non movimentarlo troppo, cercando di rincorrere il mercato;
  • sganciarsi dai retaggi storici, mi riferisco sempre al concetto del “tasso”;
  • analizzare gli obiettivi che abbiamo e il tempo per raggiungerli;
  • affrontare gli imprevisti, perché ci saranno sempre, senza farsi prendere dal panico e senza perdere l’obiettivo che ci siamo posti.
  • Tempo e pazienza.

Proviamoci.

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Gianni Monduzzi, Falliti e contenti, 2013

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