Nei prossimi dieci anni il mercato delle materie prime sarà centrale per investitori e decisori pubblici. Transizione energetica, intelligenza artificiale, riarmo e fragilità geopolitiche stanno ridisegnando domanda, prezzi e catene di fornitura. Di seguito una mappa delle materie prime che conteranno di più entro il 2035 e delle dinamiche che ne guideranno l’evoluzione.
- Tre megatrend che ridisegnano il mondo delle materie prime
- a) Decarbonizzazione ed elettrificazione
Secondo la Critical Minerals Outlook 2025 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), la transizione energetica (rinnovabili, batterie, reti elettriche) è il principale motore di crescita per metalli come rame, litio, nichel, cobalto, grafite e terre rare. Nello scenario basato sulle politiche attuali:
- la domanda di litio potrebbe moltiplicarsi di circa 5 volte entro il 2040;
- grafite e nichel raddoppiano, mentre cobalto e terre rare crescono di circa il 50–60%;
- il rame – mercato già enorme – aumenta di circa il 30%.
- b) Ribilanciamento della globalizzazione
Le catene di fornitura sono sempre più lette in chiave di sicurezza nazionale. Il Regno Unito ha varato una strategia per i minerali critici che punta entro il 2035 a coprire una quota crescente del fabbisogno tramite produzione interna e riciclo, riducendo la dipendenza da singoli Paesi. In parallelo, la Cina sta promuovendo un’“alleanza dei minerali verdi” con diversi Paesi emergenti per consolidare il proprio ruolo nelle terre rare e nei metalli critici.
- c) Crescita dei consumi nei Paesi emergenti e rischio climatico
L’OECD-FAO Agricultural Outlook 2024-2033 sottolinea che saranno ancora le economie emergenti a trainare la domanda di cereali, oli vegetali, carne e lattiero-caseari, seppure con tassi di crescita più moderati rispetto al passato. Il cambiamento climatico aggiunge volatilità: eventi estremi e stress idrico rendono più frequenti shock su colture chiave e sulla filiera dei fertilizzanti.
- Metalli della transizione energetica: il nuovo cuore del ciclo
Rame: la spina dorsale dell’economia elettrica
Il rame è il metallo chiave dell’elettrificazione: entra in veicoli elettrici, colonnine di ricarica, cavi ad alta tensione, centri dati, impianti eolici. L’IEA stima che, nello scenario di politiche correnti, la domanda legata all’energia possa portare il consumo complessivo a circa un terzo sopra i livelli attuali entro il 2040.
Allo stesso tempo, l’Agenzia avverte del rischio di deficit di offerta fino al 2035 se non aumenteranno gli investimenti minerari e la capacità di raffinazione, con un possibile divario fino al 30% della domanda primaria. Per gli investitori questo implica cicli d’investimento lunghi, forte sensibilità a permessi e vincoli ambientali e una concentrazione geografica in pochi Paesi produttori.
Litio, nichel, cobalto, grafite: la filiera delle batterie
Il litio, cuore delle batterie agli ioni di litio, ha visto una crescita esplosiva negli ultimi anni. L’IEA stima che la domanda complessiva possa moltiplicarsi di circa 5 volte tra oggi e il 2040, trainata da veicoli elettrici e sistemi di accumulo per le reti.
Nichel e cobalto restano strategici per i catodi ad alta densità energetica, mentre la grafite (naturale e sintetica) è centrale per gli anodi. Anche con l’arrivo di nuove chimiche, nei prossimi 10 anni questi materiali rimangono il cuore del parco batterie installato. L’IEA segnala il rischio di carenze strutturali di litio e rame entro il 2035, con possibili divari tra offerta primaria e domanda.
Terre rare: magneti per eolico, veicoli elettrici e robotica
Motori elettrici compatti, turbine eoliche in mare aperto e robotica avanzata si basano su magneti permanenti a base di terre rare. L’IEA stima una crescita della domanda tra il 50 e il 60% al 2040, con una quota rilevante legata alle tecnologie energetiche. La criticità nasce dalla fortissima concentrazione geografica: la Cina domina la maggior parte delle attività di estrazione e oltre il 90% della raffinazione.
- Energia: petrolio, gas e uranio nella transizione
Petrolio: stabilizzazione, non crollo
Il World Energy Outlook dell’IEA segnala che la domanda complessiva di combustibili fossili è destinata a raggiungere un picco intorno al 2030. Il rapporto Oil 2025 prevede che la domanda di petrolio cresca ancora nei prossimi anni per poi stabilizzarsi intorno a 105 milioni di barili al giorno.
Per il mercato significa che il petrolio resterà centrale nel mix energetico del prossimo decennio, ma con una crescita marginale in rallentamento. Più che un nuovo super-ciclo della domanda, è probabile un contesto di volatilità guidato da geopolitica e decisioni dell’OPEC+.
Gas naturale e GNL: combustibile ponte sotto esame
Il gas naturale, soprattutto in forma di gas naturale liquefatto (GNL), è visto da molti governi come combustibile ponte in sostituzione del carbone e a supporto delle rinnovabili. La domanda globale potrebbe continuare a crescere nella prima metà degli anni ’30, ma con forti differenze regionali e il rischio di impianti destinati a diventare poco utilizzati in caso di ulteriore stretta sulle politiche climatiche. Per l’investitore la chiave è capire dove si concentrano gli investimenti in impianti di liquefazione, quali mercati resteranno più dipendenti dal gas e come evolveranno il prezzo del carbonio e la regolamentazione.
Uranio: la rinascita del nucleare
Dopo anni di sottoinvestimenti, diversi segnali convergono verso una “rinascita nucleare”. Agenzie internazionali e associazioni di settore prevedono una crescita robusta della domanda di uranio per reattori fino al 2040, mentre molti Paesi hanno annunciato piani per aumentare in modo marcato la produzione nucleare entro il 2050.
Il problema è l’offerta: a fronte di un possibile raddoppio del fabbisogno di uranio, la produzione mineraria rischia di risultare insufficiente se non verranno sviluppati nuovi giacimenti, aprendo uno squilibrio strutturale. Uranio e filiera nucleare (estrazione, arricchimento, piccoli reattori modulari – SMR) sono quindi candidati a restare al centro dell’attenzione degli investitori per tutto il prossimo decennio.
- Materie prime agricole e rischio climatico
L’OECD-FAO Agricultural Outlook 2024-2033 descrive uno scenario di crescita moderata della domanda globale di cereali, oli vegetali, carne e lattiero-caseari, trainata soprattutto dai Paesi a medio reddito in Asia e Africa, con rallentamento nei Paesi ad alto reddito dove cambiano le diete. In questo contesto, i prezzi saranno guidati soprattutto da shock climatici che colpiscono grandi esportatori, da tensioni su fertilizzanti e input energetici e da politiche commerciali. Le materie prime agricole potrebbero non essere il segmento più dinamico per i volumi, ma restare una fonte strutturale di volatilità.
- Oro e metalli preziosi: l’assicurazione di portafoglio
Nel Commodity Markets Outlook della Banca Mondiale, i prezzi delle materie prime nel complesso sono attesi in calo nei prossimi anni dopo il picco post-pandemia, pur restando superiori ai livelli pre-2020. In questo contesto, l’oro mantiene un ruolo particolare: “bene rifugio” in un mondo con debito pubblico elevato e frammentazione geopolitica, sostenuto anche dagli acquisti delle banche centrali dei mercati emergenti che vogliono ridurre la dipendenza da dollaro e titoli di Stato statunitensi. Per l’investitore, l’oro è meno una “scommessa sulla crescita” e più una polizza assicurativa di portafoglio contro scenari estremi.
- Dal super-ciclo ai “micro-cicli” tematici
Rispetto ai grandi super-cicli passati (anni 2000, boom cinese), i prossimi 10 anni potrebbero essere caratterizzati da tre elementi: divergenza tra indici generali e singole materie prime, con indici in calo e metalli critici che conoscono picchi di prezzo; cicli di offerta lenti e shock di domanda rapidi, che rendono più probabili micro-cicli di scarsità su rame, litio, terre rare e uranio; mercati sempre più “politici”, in cui strategie nazionali sui minerali critici, controlli alle esportazioni, sanzioni e dispute commerciali pesano quanto i fondamentali industriali. In parallelo, la crescita del riciclo di rame, alluminio, litio e terre rare non elimina la necessità di nuova estrazione ma può attenuare il picco di domanda di materia prima vergine.
- Implicazioni operative per l’investitore
Per chi guarda al mercato delle materie prime con un orizzonte di 10 anni, alcune indicazioni operative:
- Focalizzarsi su temi più che su indici generici: energia elettrica e reti, transizione energetica, rinascita nucleare, sicurezza alimentare offrono narrazioni di investimento più leggibili rispetto a un’esposizione indistinta a tutte le materie prime.
- Individuare dove il rischio è di scarsità strutturale: metalli della transizione (rame, litio, nichel, cobalto, terre rare) e uranio mostrano oggi i segnali più evidenti di possibili divari tra domanda e offerta nel periodo 2025-2035.
- Integrare geopolitica e criteri ESG: localizzazione delle miniere, stabilità dei Paesi produttori, standard ambientali e sociali, regolamentazione sul carbonio possono amplificare o attenuare i fondamentali di lungo periodo.
- Usare strumenti diversi lungo la curva del rischio: contratti futures ed ETC/ETF su materie prime per esposizioni tattiche o di copertura; azioni di produttori e società della filiera per puntare in modo più diretto sulle singole tematiche.
Nei prossimi dieci anni il “cuore caldo” delle materie prime sarà sempre meno nel solo barile di petrolio e sempre più in metalli critici, uranio, infrastrutture energetiche e sicurezza alimentare. La sfida, per l’investitore, sarà selezionare i segmenti in cui l’inevitabile volatilità di breve periodo non è rumore, ma il prezzo da pagare per partecipare a tendenze strutturali destinate a durare ben oltre il 2035.
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