Il recente annuncio di nuovi dazi americani sui prodotti cinesi ha riacceso i timori dei mercati. Quel “faro” ha un nome: VIX.
Il VIX non misura il passato, ma le aspettative: quanta turbolenza il mercato prevede per il prossimo mese. Quando arriva una sorpresa politica — come un aumento dei dazi — le opzioni rincarano, la volatilità implicita sale e il VIX scatta in alto.
È lo schema classico: notizia improvvisa, acquisto di coperture, fase iniziale di formazione dei prezzi e poi — se non vi è un’ulteriore intensificazione — una graduale normalizzazione.
- L’innalzamento dei dazi sui prodotti cinesi annunciato da Trump riporta i mercati in modalità di fuga dal rischio.
- Il VIX, barometro della paura di Wall Street, reagisce in genere subito alle sorprese politiche e commerciali: picco iniziale, prezzatura del rischio, quindi (spesso) rientro graduale.
- Storicamente, rialzi bruschi del VIX si accompagnano a ribassi azionari nel breve periodo (correlazione giornaliera fortemente negativa), ma la volatilità tende però a ritornare verso la media: un VIX molto alto oggi aumenta la probabilità statistica di rendimenti azionari migliori nei mesi successivi rispetto alla media.
- Per gli investitori: disciplina, gestione del rischio e una lista di controllo operativa basata su soglie del VIX e fasce orarie di formazione dei prezzi.
Che cos’è il VIX e perché si muove con i dazi
Il VIX misura la volatilità implicita delle opzioni sull’S&P 500 con scadenze intorno a 30 giorni. È un indicatore di aspettativa: non dice quanto l’S&P sia stato volatile, ma quanto il mercato si aspetta che lo sarà nel prossimo mese.
Perché i dazi lo muovono:
- I dazi incidono sugli utili attesi (margini più bassi, filiere meno efficienti) e sul quadro macro (commercio, crescita globale, inflazione importata).
- Quando la notizia è inattesa (fuori consenso, tempi ravvicinati, portata ampia), i fornitori di liquidità alzano gli spread e la volatilità implicita per prezzare l’incertezza: il VIX sale.
Soglie pratiche
- VIX 10–15: “acqua piatta”.
- 15–20: “onde leggere”.
- 20–30: “mare mosso” (avversione al rischio moderata).
- ≥30: “tempesta” (sell-off più profondo e/o stress di liquidità).
Che cosa è successo venerdì scorso:
- Il VIX ha chiuso a 21,66 punti, +31,83%.
- L’S&P 500 ha perso il 2,71%.
- Treasury: il decennale è sceso al 4,059%.
- Oro a 4.000 dollari, in rialzo.
Cosa verificare nella prossima settimana
- Eventuali ritorsioni o contromisure cinesi.
- Dettagli tecnici: aliquote, liste prodotti, date di entrata in vigore.
- Tono della comunicazione politica (conciliazione oppure intensificazione del confronto).
Cosa fare in pratica
Prima regola: niente panico. Rivedi l’esposizione ai settori più sensibili ai dazi, mantieni liquidità operativa e, se usi coperture, pianificale quando il VIX è più basso — non durante la tempesta.
Fear & Greed Index: cosa misura e che relazione ha con l’S&P 500
Cos’è e come si calcola. Il Fear & Greed Index (letteralmente “indice di paura e avidità”) è un indicatore composito di sentiment che va da 0 (paura estrema) a 100 (avidità estrema). È costruito su sette sotto-indicatori a pari peso: (1) momentum dell’S&P 500 rispetto alla media mobile a 125 giorni; (2) forza dei prezzi (nuovi massimi/minimi a 52 settimane); (3) ampiezza/partecipazione del mercato; (4) rapporto put/call; (5) volatilità (VIX); (6) domanda di beni “rifugio” rispetto alle azioni; (7) domanda di obbligazioni ad alto rendimento (credit risk appetite). Questi elementi vengono confrontati con le rispettive medie storiche per generare la lettura giornaliera.
Come si interpreta.
- Estremi: letture <20 (paura estrema) sono spesso associate a condizioni di ipervenduto e a successivi rimbalzi tecnici; letture >80 (avidità estrema) indicano euforia e spazio di manovra ridotto per ulteriore espansione dei multipli — interpretazione tipicamente contrarian, soprattutto su orizzonti brevi.
- Avvertenza: trattandosi di un indice di sentiment, non fornisce segnali di timing perfetto né è una “garanzia” di inversione: funziona meglio come bussola di contesto (risk-on/risk-off) integrata con prezzi, utili e condizioni finanziarie.
Relazione con l’S&P 500 (evidenza empirica). Studi recenti trovano che il Fear & Greed Index Granger-causa (in media) i rendimenti dell’S&P 500 nei periodi 2011–2020, mentre il legame si attenua nel 2021–2024; l’efficacia come segnale è dunque variabile nel tempo e più marcata in fasi di stress o di estremi di sentiment. Inoltre, ricerche su momenti realizzati mostrano che l’indice è associato a variazioni di volatilità, asimmetria e code della distribuzione dei rendimenti, soprattutto in regime di “paura estrema”.
In pratica.
- Integrare il Fear & Greed Index con VIX, spread creditizi, breadth e posizionamento può migliorare la lettura del regime (es. avversione al rischio strutturale vs shock tattico).
- Usarlo come filtro richiede disciplina: si consideri una gestione graduale dell’esposizione (scalare ingressi/uscite) e l’uso di soglie operative (es. <20 e >80) come allerta, non come trigger meccanici.
Statistica: mercati contro VIX — cosa dicono i dati storici
- A) Correlazione giornaliera S&P 500 (rendimenti) vs variazione del VIX
- Storicamente fortemente negativa (spesso tra −0,6 e −0,8).
- Traduzione: quando il VIX sale molto in una giornata, è probabile che l’S&P scenda nella stessa giornata.
- B) Regimi di VIX e probabilità di ulteriori ribassi nel brevissimo (1–5 giorni)
- VIX <15: bassi premi per la protezione; gli shock inattesi sono più “affilati”.
- 15–20: sensibilità elevata alle notizie; ribassi moderati.
- 20–30: regime di avversione al rischio più strutturato; aumenta la dispersione settoriale.
- 30: fasi di panico; spesso vicino alla capitolazione — più frequenti i rimbalzi tecnici successivi.
- C) Ritorno verso la media della volatilità
- I picchi sopra 30–35 storicamente non durano a lungo.
- Implicazione operativa: comprare coperture dopo il picco è costoso; più efficiente pianificarle prima.
- D) Regola empirica di medio periodo (non una garanzia)
- Episodi con VIX >30 spesso precedono 3–6 mesi con rendimenti azionari superiori alla media di lungo periodo, ma con alta dispersione e possibili drawdown.
- E) Sensibilità settoriale (in fasi di dazi)
- Settori a forte vocazione all’export, industriali, semiconduttori: più colpiti.
- Utility, beni di prima necessità, sanità difensiva: relativi “porti sicuri”.
- Piccole vs grandi capitalizzazioni: le società a piccola capitalizzazione possono soffrire per costi fissi e margini; se i dazi colpiscono le importazioni, alcune realtà domestiche reggono meglio.
- F) Valute e materie prime
- Dollaro USA e yen: valute rifugio; lo yuan offshore tende a indebolirsi.
- Il rame soffre (sensibile al ciclo); l’oro spesso sale se lo shock tocca crescita e rischio politico insieme.
Interpretare l’annuncio sui dazi: come incide sulle aspettative
Quattro domande chiave che muovono i prezzi:
- Scala: quanti miliardi, quali filiere, quali settori listati?
- Tempistica: entrata in vigore immediata o dilazionata?
- Ritorsioni: contromisure di Pechino su settori sensibili USA (agroalimentare, aerospazio, tecnologia)?
- Credibilità e orizzonte: indica una posizione negoziale “muscolare” o un cambio di regime duraturo?
Più i dazi sono ampi e rapidi, più il VIX sale. Se segue un botta e risposta di contromisure, la volatilità resta alta. Se invece l’annuncio è un colpo di teatro che rientra, il VIX tende a calmarsi nelle settimane successive.
Storicamente, quando il VIX salta, l’S&P scende nel breve. Ma la volatilità tende a rientrare: i picchi oltre 30 non durano e, se lo shock non diventa sistemico, aumentano le probabilità di rendimenti migliori a qualche mese. Non è una promessa: è statistica.
Il messaggio resta lo stesso: comprendere il timore del mercato aiuta a non farsi prendere dal panico. Il VIX è un barometro: indica il “tempo” che il mercato si aspetta, ma non comanda il meteo. Sta a noi decidere se uscire con l’ombrello… o restare investiti con criterio.
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Abbi pausa quando gli altri sono avari e sii avaro quando gli altri hanno paura.
Warren Buffett




