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PIR italiani: un’evoluzione a due velocità

Tornando oggi a parlare di investimenti, parleremo di qualcosa a livello nazionale che potrebbe avere potenziale: i PIR. Acronimo per Piani Individuali di Risparmio.

Si tratta di piani introdotti dal governo italiano nel 2017, con l’obiettivo di incentivare gli investimenti dei risparmiatori italiani verso l’economia reale. Negli anni successivi alla loro introduzione, i PIR hanno subito diverse modifiche normative. Questi cambiamenti hanno riguardato, tra le altre cose, la composizione degli investimenti, con un focus maggiore sulle imprese italiane e l’apertura a nuovi strumenti finanziari. Ciò ha avuto un impatto positivo sul loro utilizzo, con conseguenze dirette sull’industria del risparmio gestito in Italia. Oltre alla distinzione fra due distinte tipologie: PIR ordinari e PIR alternativi.

I PIR ordinari sono fondi comuni di investimento o gestioni patrimoniali che investono almeno il 70% del proprio patrimonio in titoli di debito emessi da imprese italiane, inclusi quelli quotati in Borsa.

I PIR alternativi, introdotti come alternativa più tardi, nel 2021, sono fondi comuni di investimento o gestioni patrimoniali che investono almeno il 60% del proprio patrimonio in strumenti diversi dai titoli di debito, come azioni, quote di fondi immobiliari o di private equity.

La situazione attuale di questi prodotti in Italia li vede in crescita. Secondo i dati di Assogestioni, alla fine del 2022 erano in circolazione 56 PIR ordinari e 23 PIR alternativi, per un patrimonio complessivo di circa 10 miliardi di euro.

Questa crescita è dovuta a una serie di fattori, tra cui:

  • L’incentivo fiscale: godono di una serie di agevolazioni fiscali, tra cui l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni, l’aliquota del 26% sulle plusvalenze e la loro esenzione dall’imposta di bollo.

  • La crescente consapevolezza: gli addetti e anche gli investitori nuovi italiani stanno diventando sempre più consapevoli dei vantaggi offerti, come la possibilità di investire in modo efficiente e diversificato nell’economia reale.

Ma perché stiamo parlando di “due velocità”?

Perché da un lato, i PIR ordinari hanno registrato una crescita costante negli ultimi anni, raggiungendo un patrimonio complessivo di circa 8 miliardi di euro, anche grazie ai fattori appena citati e a un’offerta di prodotti diversificati e convenienti. Mentre i PIR alternativi sono cresciuti più lentamente, raggiungendo un patrimonio complessivo di circa 2 miliardi di euro. Questo rallentamento può essere dovuto alla complessità dei prodotti, la mancanza di liquidità e la volatilità dei mercati.

Nonostante questo rallentamento, questi ultimi sono comunque un investimento che ha il potenziale di crescere nei prossimi anni. La complessità dei prodotti può essere ridotta attraverso la creazione di soluzioni più semplici e accessibili, a seconda delle esigenze degli investitori; La mancanza di liquidità può essere affrontata attraverso l’introduzione di meccanismi di liquidità secondaria; mentre la volatilità dei mercati può essere gestita diversificando i propri investimenti, senza puntare tutto su un solo settore.

I vari investimenti con cui un risparmiatore può creare il proprio PIR devono rispettare dei requisiti precisi, fra i quali:

  • non superare i 30.000€ annui e i 150.000€ complessivi;

  • gli strumenti finanziari di uno stesso emittente e la liquidità che lo compongono non devono essere superiori al 10% dell’investimento totale;

  • almeno il 70% dell’investimento totale è destinata a strumenti finanziari cosiddetti “qualificati”, ossia emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia;

  • gli strumenti finanziari sono detenuti, singolarmente o cumulativamente (quando si succedono l’uno all’altro in modo da essere considerati in modo unitario), per un minimo di cinque anni;

  • gli strumenti finanziari che lo compongono non sono emessi o stipulati con soggetti residenti in Paesi non collaborativi con l’Italia.

Per gli investitori, è cruciale effettuare una valutazione attenta prima di investire in un PIR. Considerando la propria tolleranza al rischio, gli obiettivi di investimento e il contesto economico attuale, è possibile sfruttarli per ottenere benefici sia a livello personale che per l’economia nazionale. Considerando anche che i costi per la creazione di un piano dipendono dalla struttura dello stesso.

Parlando di ulteriori benefici, come riportato sul portale dell’educazione finanziaria del Governo italiano, gli investimenti “PIR conformi”, cioè che rispettano i vincoli elencati in precedenza, sono esenti dalla tassazione sulla successione e dalla tassazione sui capitali maturati attraverso gli strumenti inclusi nel piano.

In conclusione, i Piani Individuali di Risparmio sono una nuova forma d’investimento di cui poter usufruire in Italia. Con vantaggi sia per l’investitore che per l’economia nazionale, considerando l’effetto che può avere a medio e lungo termine anche sulle aziende italiane o che operano nello Stivale.

 

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