C’è una domanda silenziosa che sempre più italiani sopra i sessant’anni si stanno facendo. Non la dicono ad alta voce. Non la scrivono. La pensano, la elaborano, a volte la condividono con il proprio consulente finanziario di fiducia.
La domanda è questa: a chi lascio quello che ho costruito?
E la risposta, in un numero crescente di casi, è: a nessuno.
Non perché siano persone ciniche o senza affetti. Ma perché il mondo è cambiato. Le famiglie sono cambiate. Le aspettative di vita sono cambiate e con loro, il senso stesso di cosa significhi gestire il proprio patrimonio nella fase finale della vita.
Oggi parliamo di una tendenza silenziosa ma strutturale. Parliamo di pianificazione successoria, di ricchezza immobiliare e di un concetto che gli economisti chiamano economia della longevità (longevity economy, nella definizione anglosassone). Perché vivere più a lungo non è solo una conquista biologica. È una sfida finanziaria che nessuno può permettersi di ignorare.
Il grande trasferimento di ricchezza
Nei prossimi vent’anni, l’Italia si troverà ad affrontare quello che gli economisti chiamano il Grande Trasferimento di Ricchezza (Great Wealth Transfer). Una massa patrimoniale stimata in oltre 6.000 miliardi di euro, immobili, risparmi, beni accumulati da una generazione intera, è destinata a passare di mano. O a non passare affatto.
Quella dei baby boomer italiani è una generazione straordinaria sotto il profilo patrimoniale. Ha comprato casa quando i prezzi erano accessibili. Ha lavorato in anni di stabilità relativa. Ha accumulato in decenni di risparmio disciplinato.
Il risultato? Oggi la ricchezza delle famiglie italiane over 60 è concentrata per oltre il 71% negli immobili. Case principali, seconde case, terreni, rustici ereditati dai genitori. Un dato che non ha paragoni in Europa.
E qui nasce il primo problema. Perché quella ricchezza è reale, ma non è liquida. Non la puoi spendere per pagare una badante. Non la puoi usare per coprire le spese di una residenza sanitaria assistita. Non la puoi smobilizzare in una settimana se ne hai bisogno.
Il mattone è la cassaforte degli italiani. Ma una cassaforte, se non sai come aprirla, non ti serve quando ne hai più bisogno.
Perché si sceglie di non avere eredi
Torniamo alla domanda di apertura. Perché sempre più over 60 scelgono, consapevolmente, di non destinare il proprio patrimonio a eredi diretti?
Le ragioni sono molteplici, e nessuna di esse è superficiale.
La prima è demografica: i figli, semplicemente, ci sono sempre meno. L’Italia ha uno dei tassi di natalità più bassi d’Europa, 1,2 figli per donna nel 2024, secondo i dati Istat. Una generazione che non ha avuto figli, o ne ha avuto uno solo con cui i rapporti sono complicati, affronta la pianificazione patrimoniale in modo radicalmente diverso da chi ha una famiglia numerosa.
La seconda ragione è culturale. La trasmissione automatica del patrimonio, il “lo lascio ai figli perché si fa così”, sta cedendo il passo a una visione più consapevole e pragmatica. Il patrimonio viene visto sempre di più come una risorsa personale, da ottimizzare per garantire a sé stessi la qualità della vita che si è costruita in decenni di lavoro.
La terza ragione, forse la più importante, è biologica ed economica insieme e si chiama longevità.
L’economia della longevità: vivere a lungo costa
Oggi in Italia un uomo che raggiunge i 65 anni può aspettarsi di vivere in media altri 19 anni. Una donna, altri 22. Dati Istat 2024. E queste cifre continuano a crescere.
Viviamo più a lungo. Ed è una notizia meravigliosa, ma solo se siamo finanziariamente preparati.
Perché la longevità ha un costo. Non solo biologico, ma economico. Gli ultimi anni della vita, statisticamente, sono quelli in cui le spese sanitarie esplodono. Assistenza domiciliare, farmaci, riabilitazione, eventuale ricovero in strutture specializzate. Si stima che in Italia il costo mensile di una RSA (residenza sanitaria assistita) di buon livello oscilli tra i 2.500 e i 4.500 euro al mese. Per anni.
Questo è il cuore dell’economia della longevità: un sistema organizzato attorno alle esigenze, ai bisogni e, sì, ai consumi di una popolazione che invecchia. Un mercato enorme, in crescita, che le famiglie italiane stanno cominciando a scoprire, spesso in ritardo.
Il rischio reale non è morire con troppo poco. È vivere troppo a lungo con le risorse sbagliate: un immobile che non riesci a vendere, e un conto corrente che non basta.
Gli strumenti: dalla nuda proprietà al prestito vitalizio ipotecario
La buona notizia è che gli strumenti per trasformare la ricchezza immobiliare in liquidità esistono. In Italia, però, sono ancora poco conosciuti e pochissimo utilizzati.
Il primo è la nuda proprietà: si vende la titolarità dell’immobile mantenendo il diritto di continuare ad abitarci fino alla morte. Si ottiene liquidità immediata, si rimane a casa propria. È uno strumento che funziona, ma richiede pianificazione e consapevolezza.
Il secondo è il prestito vitalizio ipotecario (reverse mortgage, nella definizione anglosassone): la banca eroga un credito garantito dall’immobile. Nessuna rata mensile. Il debito si estingue solo alla scomparsa del titolare, quando i potenziali eredi potranno scegliere se saldare il debito o lasciare l’immobile all’istituto. Si tratta di uno strumento diffuso da decenni nei paesi anglosassoni, ma ancora sottoutilizzato in Italia.
Esistono poi le rendite vitalizie: si versa un capitale e si riceve in cambio un reddito mensile garantito a vita. Semplicità e certezza, qualità che diventano fondamentali quando la complessità cognitiva inizia a crescere con l’età.
Ma, e questo è il punto centrale, nessuno di questi strumenti funziona se non c’è una pianificazione successoria a fare da cornice. Sapere cosa si vuole fare con quello che si ha, quando farlo, e chi coinvolgere. Questo è il punto di partenza essenziale e non è mai troppo presto per iniziarlo.
Abbiamo parlato di questo anche in episodi precedenti, affrontando il tema della successione da diverse angolazioni. Ma la tendenza che emerge oggi ci dice qualcosa di nuovo: la pianificazione patrimoniale nella terza età non è più solo una questione di “lasciare qualcosa”. È diventata una questione di sopravvivenza finanziaria personale.
Vivere a lungo è un privilegio. Ma è un privilegio che si paga e chi arriva a sessant’anni con un patrimonio concentrato in immobili, senza un piano chiaro, rischia di trovarsi ricco sulla carta e povero nella realtà quotidiana.
La risposta non è rinunciare agli eredi o vendere tutto domani mattina. La risposta è sedersi, guardare onestamente la propria situazione, e costruire una strategia. Prima lo si fa, meglio si sta.
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Non puoi portarti dietro la ricchezza. Puoi solo scegliere a chi lasciarla, o come usarla mentre sei ancora qui.
Seneca
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