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Torniamo a parlare delle più importanti bolle speculative della storia, una delle più recenti riguarda quella delle così dette dot.com.

La bolla che si sviluppò dalla fine del 1998 raggiungendo l’apice a marzo del 2000, con il successivo crollo verso le fine del 2001.

Per avere un’idea delle dimensioni di questa bolla, l’indice Nasdaq passò da un valore di 1.466 punti ad agosto del 1998, raggiungendo il picco massimo il 10 marzo del 2000 a 5.132.

A settembre del 2001 l’indice era tornato ai valori del 1998 in area 1.600, come potete vedere dal grafico seguente.

Partiamo con spiegare come si è sviluppata, come tutte le bolle:

  • con la fase di estrema fiducia degli investitori verso un settore oppure verso un’azienda. In questo caso riguardava tutto il settore e qualsiasi azienda avesse a che fare con la tecnologia;
  • successivamente crescita veloce di prezzi che poi si trasforma in una fase nella quale ci si aspetta meno guadagni di quelli previsti;
  • a questo punto iniziano le vendite su tutti i fronti, che si trasformano nel crollo definitivo con l’effetto panic-selling. In questo caso di tutto il settore.

Il termine dot.com nasce per definire quella che è la new economy, cioè il passaggio dall’economia tradizionale a quella telematica e delle nuove tecnologie.

Dot.com perché rappresenta l’estensione dei domini Internet a carattere commerciale.

La new economy rappresentava il futuro, la “rete” il mezzo dove tutto si sarebbe svolto soppiantando i metodi classici sin qui avuti.

Cosa che poi è avvenuta realmente, in buona parte.

Il punto di partenza della New economy viene assegnato alla quotazione di Netscape nel 1994, che non è stato altro che il primo browser di navigazione sul web, una vera rivoluzione.

Il principale browser di navigazione, prima dell’avvento di Microsoft Explorer che con il tempo lo ha soppiantato sino a farlo sparire nei primi anni 2000.

Boom di tutte le aziende che sviluppavano il loro business su Internet e tutto quello che aveva un suffisso “.com” oppure “. net”, indistintamente saliva anche se le aziende non avevano profitti o piani di sviluppo.

Oppure semplicemente perché avevano aggiunto questo suffisso indipendentemente dal loro business.

Mensilmente si assistevano a IPO (Offerta Pubblica Iniziale) di aziende di qualsiasi dimensione, che sfruttavano il momento d’oro per raccogliere capitali e tutto cresceva a multipli impressionanti.

Un esempio su tutti, per quanto riguarda l’Italia.

Tiscali, società di telefonia e servizi che si era messa in concorrenza con Telecom, si quota sul mercato il 27 ottobre 1999 al prezzo di collocamento di 46 €, il primo giorno di quotazione raggiunse 73€, il 19 novembre 1999 raggiunse i 157,5€, il 27 dicembre del 1999 400€, 8 febbraio 2000 875€ sino a raggiungere il massimo storico il 6 marzo del 2000 a 1197€.

Un aumento del 2500% in 5 mesi!

Da lì l’inizio del calo, in 50 giorni da 575€ a marzo 2000 a 40€ a fine maggio, per poi continuare il suo crollo.

L’esempio di come quotazioni basate su aspettative, avevano generato questo effetto.
Pensate che Tiscali, ai suoi massimi, aveva raggiunto la capitalizzazione di Fiat e la metà di Generali.

Oggi, novembre 2022, Tiscali quota 0,85€.

Arrivati a marzo del 2000, iniziano ad arrivare i dati relativi ai bilanci delle società che rappresentavano la new economy, risultati e prospettive deludenti. L’inizio del crollo.

Come detto precedentemente, il 10 marzo è il giorno del picco massimo raggiunto dall’indice Nasdaq.

Nel 2001 molte aziende dot.com fallirono e nel 2004 solo il 50% erano ancora attive, ma a prezzi quasi azzerati.

Questa bolla ci fa capire quanto incida “l’effetto gregge” nel seguire la massa e i danni che può provocare in ambito di finanza comportamentale.

Credere che il comportamento degli altri sia migliore, semplicemente perché lo fanno tutti.

Per chi vuole acquistare i libri, il cui ricavato andrà totalmente a favore dell’associazione Dravet Italia:
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Non mi piace vedere questo tipo di attività. Alla fine, se questa bolla scoppiasse, penso che la gente sarà lasciata con il cerino in mano e non voglio essere lì intorno a quando succederà.
Bernard Madoff

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