L’attuale fase di mercati turbolenti, alimentata da tensioni geopolitiche, rincari energetici e dibattiti sui tassi, ripropone una domanda ricorrente: conviene uscire in attesa di maggiore stabilità oppure è preferibile restare investiti?
I dati storici e la ricerca finanziaria forniscono una risposta chiara: chi rimane investito nel mercato azionario con un orizzonte di lungo periodo è stato storicamente premiato, mentre chi cerca di anticipare i massimi e i minimi di mercato rischia perdite significative. In questo episodio analizzeremo esempi concreti, dai crolli del 1929, 1973-1974, 1987, 2000-2002, 2008, 2020 e 2022-2023, confrontando gli esiti di portafogli mantenuti nel lungo periodo con quelli di strategie basate sul tempismo di mercato.
Presenteremo statistiche chiave, come il valore di 100.000 dollari investiti nei peggiori anni di borsa, evidenziando come nei dieci anni successivi il capitale cresca mediamente fino a circa 315.000 dollari. Mostreremo inoltre l’effetto dei “giorni migliori”: perdere anche solo poche sedute particolarmente positive può azzerare gran parte dei rendimenti aggiuntivi. Infine proporremo una scaletta narrativa della puntata, con citazioni di esperti e consigli pratici, come un’allocazione patrimoniale difensiva, acquisti periodici e la capacità di sfruttare i ribassi senza farsi prendere dal panico.
Contesto macroeconomico e volatilità attuale
Nel marzo 2026 i mercati mostrano ancora una volatilità elevata. Le tensioni in Medio Oriente hanno fatto impennare il prezzo del petrolio, alimentando i timori inflazionistici e spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari; per esempio, i tassi a due anni di Stati Uniti e Germania sono saliti di 9-10 punti base. I timori inflattivi spingono al rialzo i rendimenti, con una riduzione delle attese sui tagli dei tassi da parte di BCE e Fed. Sul fronte monetario, dopo mesi in cui ci si attendevano riduzioni dei tassi, anche la Fed sembra aver rallentato: i verbali di gennaio 2026 segnalano che alcuni membri valutano rialzi dei Fed Funds se l’inflazione resterà oltre il 2%. Gli analisti, tuttavia, rimangono scettici su rialzi rapidi: Bernard Yaros di Oxford Economics afferma che “un aumento dei tassi quest’anno sembra molto improbabile”.
Nel complesso, le previsioni macroeconomiche parlano di una disinflazione moderata: inflazione dell’Eurozona intorno all’1,7% nel 2026 e crescita contenuta, intorno all’1%.
I mercati restano sensibili a qualsiasi sorpresa, per esempio dati sul lavoro o sui prezzi dell’energia, tanto che anche piccoli segnali più restrittivi o più accomodanti da parte di Fed e BCE bastano a far oscillare le curve dei tassi e i cambi.
- Mercati volatili: azionario in flessione, obbligazioni con rendimenti in rialzo, BTP italiani a dieci anni sui massimi degli ultimi mesi, petrolio e gas in improvviso rialzo. Tutto ciò riflette il premio per il rischio geopolitico e inflazionistico.
- Inflazione e tassi: inflazione USA intorno al 2,9% a febbraio 2026, contro un obiettivo del 2%. Fed orientata a restare ferma, con tagli sempre meno scontati. BCE con inflazione al 2%, ma ancora sensibile alla dinamica salariale, dato che l’inflazione di fondo resta stabile; l’orientamento è verso allentamenti graduali. Ogni dato macroeconomico può modificare le attese, rendendo il 2026 un anno di forte dispersione e volatilità episodica.
Perché restare investiti? Dati ed evidenze storiche
La ricerca finanziaria mostra che, nel medio-lungo termine, restare investiti paga più di qualsiasi tentativo di anticipare i movimenti di breve periodo. Questo vale sia per l’azionario puro sia per portafogli bilanciati, per esempio composti per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni. Una simulazione di J.P. Morgan su 25 anni dimostra che un investitore che mantiene l’investimento nel tempo su un portafoglio globale 60/40 realizza un rendimento medio annuo del 7,1%, mentre una strategia di tempismo perfetto, con uscita ai massimi e rientro ai minimi, arriverebbe al 9,1%. In pratica, anche un tempismo teoricamente impeccabile rende solo poco di più; se poi si aggiunge, in modo realistico, una quota di liquidità inattiva pari al 25% del portafoglio, il rendimento di chi tenta di entrare e uscire dal mercato scende al 7,7% e diventa addirittura inferiore a quello della strategia di mantenimento dell’investimento.
La tabella seguente riassume questi scenari, sulla base di dati J.P. Morgan espressi in dollari australiani:
| Strategia | Rendimento medio annuo (%) | Fonte |
| Mantenimento dell’investimento (60% azionario / 40% obbligazioni) | 7,1 | J.P. Morgan AM] |
| Tempismo perfetto di mercato (uscita e rientro ottimali) | 9,1 | J.P. Morgan AM |
| Tempismo di mercato + 25% di liquidità | 7,7 | J.P. Morgan AM |
Nota: cifre esemplificative tratte da J.P. Morgan AM. Anche con un tempismo perfetto, i rendimenti aggiuntivi, pari a circa il 2% annuo, sono molto contenuti e vengono facilmente compromessi dalla liquidità inattiva.
Perdere i giorni migliori: il costo di restare fuori dal mercato
Numerosi studi empirici, condotti sui mercati USA e globali, evidenziano che perdere anche solo pochi dei giorni migliori può compromettere pesantemente i rendimenti. Russell Investments mostra che un investitore che ha perso i dieci giorni migliori del mercato tra il 1995 e il 2018 ha rinunciato a oltre un terzo del rendimento cumulato. Il compromesso è evidente: se si perdono i 40 giorni migliori, il portafoglio si ritrova con appena il 23% del valore che avrebbe avuto restando sempre investito. All’opposto, evitare i giorni peggiori può ridurre in modo molto significativo i rischi: chi fosse riuscito a evitare i 40 giorni peggiori avrebbe ottenuto un valore finale oltre cinque volte superiore rispetto a chi fosse rimasto sempre investito. In sintesi, per cogliere il rialzo occorre indovinare al momento giusto due decisioni complesse, cioè quando uscire e quando rientrare: un’impresa quasi impossibile per chiunque.
Una ricerca di Aviva Investors lo conferma con un esempio riferito al Regno Unito: 100.000 sterline investite nel 1984 avrebbero superato i 3.044.000 se mantenute in azioni fino a oggi. Ma se, per incautela, si fossero persi i 15 giorni migliori, lo stesso investimento oggi varrebbe soltanto circa 1.199.000 sterline, con una riduzione di circa il 60%. Mancare i 40 giorni migliori ridurrebbe drasticamente il portafoglio a 346.000 sterline, vale a dire l’89% in meno. Questi dati spiegano perché, negli anni turbolenti, la strategia più lucida sia restare nel mercato: ogni volta che si esce, si rinuncia all’opportunità di ricomprare a prezzi più bassi.
Riprese storiche dopo i principali crolli
La storia insegna che ogni grande fase ribassista dei mercati è stata seguita, nel medio-lungo termine, da una ripresa. Il tempo di recupero varia, ma mediamente si misura in pochi anni. La tabella sottostante riassume i ribassi e i tempi di recupero delle principali crisi del passato:
| Crisi (mercato USA) | Calo (%) approssimativo | Tempo di recupero | Fonte |
| Grande Depressione (1929-1932) | circa -90% | circa 25 anni | Investopedia |
| Shock petrolifero (1973-1974) | circa -48% | circa 6-7 anni, con recupero nel 1980 | Investopedia |
| Lunedì nero (19 ottobre 1987) | circa -36% in un solo giorno | circa 2 anni, con recupero a fine 1989 | Investopedia |
| Bolla internet (marzo 2000 – ottobre 2002) | circa -49% | circa 7 anni, con recupero nel 2007 | fonti storiche |
| Crisi finanziaria (ottobre 2007 – marzo 2009) | circa -57% | circa 4-5 anni, con recupero nel 2013 | Investopedia |
| Pandemia da COVID-19 (febbraio – marzo 2020) | -34% | circa 0,5 anni, con recupero ad agosto 2020 | Investopedia |
| Inflazione e guerra (gennaio – ottobre 2022) | circa -26% (S&P 500) | circa 1-1,5 anni, con ritorno ai livelli precedenti nella metà del 2023 | fonti storiche |
I dati indicano che le perdite accumulate nei mercati ribassisti vengono normalmente recuperate nel medio termine. Come riportato da Investopedia, il Dow Jones non tornò ai livelli del 1929 prima del novembre 1954, cioè 25 anni dopo. Al contrario, il crollo legato alla pandemia da COVID-19 è stato recuperato in appena cinque mesi: l’S&P 500 aveva già superato i massimi storici nell’agosto 2020.
Strategie e consigli pratici
Dal punto di vista dell’investitore, la volatilità non va subita, ma gestita con metodo. Come riassume l’analisi di Rame, “Volatilità: cos’è e perché non va temuta”:
- Investire solo il capitale non immediatamente necessario. Tenere una riserva di liquidità per le emergenze, separata dal portafoglio, permette di non essere costretti a vendere attività rischiose in perdita durante un crollo.
- Allocazione patrimoniale diversificata. Un portafoglio bilanciato e decorrelato riduce l’impatto dei ribassi, perché quando le azioni scendono le obbligazioni o altri strumenti possono tenere meglio o persino salire.
- Acquistare sui ribassi con lucidità. Se il mercato scende, chi dispone di liquidità può approfittarne per comprare a prezzi più bassi. In alternativa, un ribilanciamento periodico, vendendo le posizioni salite e acquistando quelle scese, trasforma le plusvalenze in nuove opportunità.
Restare investiti e beneficiare della capitalizzazione composta nel tempo è il modo più efficace per far crescere il capitale. Come conclude il report di J.P. Morgan, “staying invested and letting returns compound has historically been associated with stronger outcomes over time”. In pratica, reagire ai soli dati di breve termine può generare stress, ma cercare di entrare e uscire continuamente dal mercato richiede un tempismo estremamente difficile. Come osserva Russell Investments, evitare di non essere investiti nei giorni peggiori implica indovinare due mosse complesse, cioè quando uscire e quando rientrare, cosa che perfino i professionisti faticano a fare.
Non esiste un momento ideale per entrare o uscire: la letteratura finanziaria, l’investimento periodico e di lungo termine, con un orizzonte pluriennale, porti mediamente a risultati migliori rispetto ai tentativi di tempismo di mercato fai-da-te. In particolare, la costanza, per esempio attraverso un piano di accumulo, consente di comprare a prezzi medi e di trarre vantaggio dai momenti di eccesso di volatilità senza incorrere in perdite rilevanti.
Per chi vuole acquistare i libri, il cui ricavato viene totalmente devoluto in beneficenza:
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Chi non riesce a vedere i propri tioli perdere il 50% senza cadere in preda al panico non dovrebbe investire nel mercato azionario.
Warren Buffet
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