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La BCE riduce i tassi d’interesse. Che cosa succede e i suoi effetti sui finanziamenti

L’evento finanziario principale della scorsa settimana è stata la decisione, giovedì scorso, da parte della Banca Centrale Europea di effettuare una prima riduzione dei tassi d’interesse dello 0,25%, portando il tasso sui depositi dal 4 al 3,75% e quello sui prestiti marginali dal 4,75 al 4,50%. Con un solo governatore contrario alla scelta.

Si tratta del primo ribasso effettuato dalla BCE dal 2019, così come il primo dall’inizio dell’innalzamento dei tassi iniziato nel 2022 dovuto all’inflazione scoppiata due anni fa che ha visto nove rialzi consecutivi. In questa decisione però l’Eurotower non sarà sola, dato come sia la Banca nazionale svizzera che la Riksbank svedese abbiano già effettuato questo taglio.

Considerando che la BCE si mosse più tardi rispetto ad altri istituti importanti come la FED per quando iniziò l’innalzamento dei tassi, questo “coraggio” della presidente Christine Lagarde potrebbe lasciare stupiti, rispetto al suo equivalente americano Jerome Powell.

Tuttavia, dobbiamo tenere in considerazione che i prezzi nel Vecchio Continente si sono mossi in maniera più moderata degli Usa, questi ultimi spinti da alti consumi e piena occupazione, e che, nonostante un inizio d’anno migliore del previsto, il PIL dell’Eurozona ha mostrato un basso trend di crescita di solo lo 0,4% nel primo trimestre.

Si tratta dell’inizio di un calo dei tassi mensile rapido? Probabilmente no. Infatti, il comunicato della BCE dopo il meeting precisa che ogni mossa futura si baserà sui dati “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.”

Tale frase lascia intendere che la strada per il ritorno alla normalità sarà ancora lunga e potrebbe comunque presentare altri ostacoli. Considerando che, mentre in Italia l’inflazione attuale si aggira intorno all’1%, la media europea è invece sopra il 2% preso come riferimento da raggiungere.

Da qui il messaggio di vari gestori di fondi internazionali che non è ancora il caso di cantare vittoria. “Lagarde non vuole impegnarsi in anticipo per ulteriori tagli. Sta adottando un approccio graduale e cauto, come altre banche centrali, e rivaluterà la situazione riunione dopo riunione. La velocità e la tempistica dipenderanno dai dati sull’inflazione”, ha dichiarato Nicolas Forest, chief investment officer di Candriam.

A settembre, nel caso in cui la FED non cambi nulla riguardo il suo costo del denaro, si saprà se la BCE vorrà continuare a mantenere la sua pressione con l’idea originale di effettuare tre tagli nel 2024. Solo allora si avrà un’idea più chiara di dove vuole andare la politica monetaria dell’Eurozona.

Molti osservatori ritengono comunque che questa mossa, se stimolata da un’inflazione tenuta sotto controllo, darà grandi vantaggi. Innanzitutto potrebbe essere un ottimo boost per far ripartire la crescita in quanto il credito peserebbe meno su consumatori e imprese.

Questo, oltre a poter fornire un sentimento di maggiore fiducia verso l’Europa, il che si tradurrebbe in voglia di investire e consumare soprattutto in un momento complicato dove le preoccupazioni maggiori sono verso la guerra in Ucraina e in Medio Oriente, così come verso le tensioni nel commercio mondiale in generale.

Comunque vada il futuro, già questo primo calo comporterà miglioramenti immediati. Per prima cosa, ogni Stato dell’Eurozona avrà meno da spendere per quanto concerne pagare gli interessi del proprio debito pubblico, il che influenza non poco uno Stato con un debito pubblico alto come l’Italia.

Infatti questo cambiamento porterà altri vantaggi per i cittadini dello stivale che hanno sottoscritto o pianificano di sottoscrivere un mutuo a tasso variabile considerando che, secondo uno studio di Facile.it, assisteremo a un calo mensile medio per quel genere di mutui pari a 18 euro a prestito.

In meno di due anni chi ha sottoscritto un mutuo di valore medio, il quale si aggira intorno ai 126.000 euro in 25 anni, ha visto aumentare la sua rata di oltre il 60%. Quindi per assistere a un calo significativo bisognerà attendere ancora un po’ di tempo.

Lo stesso osservatorio di Facile.it fa notare come le richieste di finanziamenti siano tornate a crescere del 17% nei primi 4 mesi di quest’anno. Forse guidate dalle note positive già registrate per quanto riguarda l’inflazione e la crescita in Italia in situazioni migliori rispetto ad altre parti dell’Unione.

Quindi si tratta del momento ideale per accendere un mutuo o un prestito? È ancora presto per dirlo, come detto non sappiamo con certezza le scelte future della BCE in questo settore ed è importante restare informati e preparati per cogliere le opportunità che potrebbero presentarsi, monitorando da vicino le decisioni delle istituzioni bancarie nei prossimi mesi e l’andamento dei mercati finanziari.

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